Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Igor Deiana

Grazie a Igor Deiana per  la sua interessante testimonianza che pubblichiamo con molto piacere: 

“Mi chiamo Igor, ho 29 anni e da 5 anni lavoro nell’ambito dell’insegnamento dell’italiano L2/Ls.                                                                                                                                  IgorMi sono formato presso l’Università degli Studi di Cagliari dove mi sono laureato sotto la guida di Cristina Lavinio con una tesi in linguistica educativa. Nella mia formazione come insegnante di italiano L2/Ls sono state fondamentali l’esperienza di tirocinio presso il Dipartimento di Italiano della School of European Studies della Cardiff University e il percorso di formazione intrapreso presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia per il conseguimento della certificazione CEDILS.

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Chi sono i tuoi studenti?

Durante l’anno scolastico appena conclusosi ho insegnato sia al CPIA 3 di Nuoro, sia al CIS (Centro Interdipartimentale per l’insegnamento dell’Italiano agli stranieri) dell’Università di Cagliari. Ho così avuto occasione di lavorare con dei gruppi di studenti completamente diversi l’uno dall’altro: esperienza tanto “sfidante” quanto in grado di farmi crescere personalmente e professionalmente.

Mentre nel primo caso ho seguito 4 classi formate nella loro totalità da giovani richiedenti asilo, nel corso tenuto presso l’università di Cagliari ho lavorato con un gruppo di 17 studenti Erasmus. Nonostante in ambedue le classi gli studenti fossero principianti assoluti, è emerso immediatamente come il lavoro da svolgere con le due utenze fosse completamente diverso. Infatti, oltre ai diversi bisogni che hanno spinto gli studenti dei due gruppi ad avvicinarsi ai corsi da me tenuti, l’esperienza con i migranti ha visto quasi un terzo degli studenti frequentanti non essere scolarizzato ed essere parzialmente alfabetizzato nella propria lingua madre.

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Per quale motivo i tuoi studenti sono interessati a studiare l’italiano?

Per quanto riguarda i richiedenti asilo il loro principale obbiettivo, oltre al conseguimento della certificazione di livello A2 utile al fine della richiesta del permesso di soggiorno, è lo sviluppo di una competenza comunicativa di base che permetta di affrontare i problemi della loro quotidianità: andare in un ufficio autonomamente; leggere, comprendere e rispondere ad un annuncio di lavoro o immobiliare, andare dal medico, saper inviare una somma di denaro nel proprio paese d’origine. Gli studenti hanno, inoltre, manifestato un forte interesse verso gli usi e costumi italiani. Per questo motivo sono state fornite delle nozioni di base di educazione civica atte a facilitare la comprensione della società italiana e delle regole, implicite ed esplicite, che ne determinano il funzionamento. Diversamente, gli studenti Erasmus, avendo seguito quasi esclusivamente lezioni in lingua inglese, hanno manifestato un forte interesse nei confronti di una varietà di lingua colloquiale e informale utile e spendibile nella quotidianità vissuta da giovane Erasmus.

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Quali sono gli elementi che hanno accomunato queste due situazioni?

Un elemento che ha accomunato i due corsi è stato il metodo. Infatti, nonostante le differenze dei gruppi abbiano determinato una diversa programmazione delle attività, in ambedue i casi la didattica si è caratterizzata per il ricorso ad un metodo diretto. Questo ha consentito agli studenti di comprendere le informazioni trasmesse direttamente nella lingua target, l’italiano, senza l’ausilio di traduzione ma grazie all’ausilio di immagini, materiali autentici, canzoni, video e in particolare per mezzo della drammatizzazione da parte dello stesso insegnate (piuttosto che tradurre il verbo cadere, ho sempre preferito far finta di inciampare nel mezzo della classe). In questo modo, oltre a rendere il clima più informale e colloquiale (gli studenti percepiscono più vicino a loro un insegnante che si mette in gioco e che non ha paura di staccarsi dalla “cattedra-piedistallo”), le ragazze e i ragazzi hanno imparato ad associare le parole o le frasi ai significati in modo diretto e hanno sviluppato delle strategie che permetteranno loro di comunicare anche con persone che non conoscono la loro lingua madre.

Quali sono gli elementi che hanno differenziato queste due situazioni?

Oltre a quanto determinato dal pregresso percorso di studi svolto dai componenti dei gruppi (è completamente diverso lavorare con studenti che hanno conseguito il diploma, rispetto ad entrate in una classe in cui la maggior parte degli utenti non ha nemmeno terminato la scuola primaria), una delle principali differenze riguarda il materiale disponibile e rintracciabile sia in rete sia nell’editoria. Mentre nell’ambito dell’insegnamento dell’italiano ad Erasmus e, più in generale, ad un pubblico scolarizzato, sono disponibili numerosi titoli, ho avuto modo di notare come, nonostante alcune case editrici si stiano iniziando ad attivare, siano ancora pochi i manuali e i portali consultabili per il reperimento di materiali rivolti ad un’utenza particolare come quella dei richiedenti asilo. Per questo motivo, la maggior parte delle attività svolte durante i corsi tenuti al CPIA sono il frutto di materiali personalmente didattizzati dal docente.

Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano i tuoi studenti durante lo studio?

Non potendo segnalare particolari difficoltà incontrate dagli studenti Erasmus, nel corso dell’anno scolastico sono emerse delle problematicità all’interno delle classi composte dai richiedenti asilo. Oltre ai problemi legati dalla loro bassa scolarizzazione, è chiaro come la “precarietà” e le incertezze che caratterizzano lo status dei richiedenti asilo influisca sul regolare andamento dell’attività didattica. Infatti, la paura di non ottenere il permesso di soggiorno, il non avere un lavoro e una stabilita economica, la mancanza dei propri cari possono influenzare negativamente la motivazione allo studio. Allo stesso modo impegni personali e lavori saltuari possono determinare una frequenza discontinua che molto spesso va ad inficiare un buon rendimento.

Suggerimenti e impressioni di Viviana da Duino

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Ringraziamo la professoressa Viviana Pace che ci manda i suoi commenti da Duino, una bellissima località in provincia di Trieste.

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Qui Viviana insegna presso il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, una scuola indipendente facente parte dei Collegi del Mondo Unito (UWC – United World Colleges), un movimento internazionale che riunisce studenti con lo scopo promuovere la pace a la cooperazione internazionale.

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“Il corso UN TUFFO NELL’AZZURRO mi piace perché presenta gli argomenti in maniera graduale, senza affestellarne troppi contemporaneamente.

Mi piace perché, nonostante questa semplicità, non si fanno “sconti” alla grammatica, che viene comunque esposta e trattata con chiarezza e dettaglio.

Mi piace perché le letture sono interessanti, realistiche e non troppo legate all’attualità (che spesso fa invecchiare anche dei buoni libri precocemente).

Mi piace perché ci sono molti disegni e poche foto (che spesso rendono la pagina confusa, per motivi che non so dire esattamente, ma a me fa questo effetto, come lo fanno le pagine che hanno uno sfondo diverso dal bianco, che invece il Tuffo ha).

Se potessi esprimere solo un desiderio, per averlo ancora più funzionale, chiederei più esercizi, magari che mischiassero diversi tempi o modi verbali, in aggiunta a quelli, utilissimi, “monotematici.”

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Esperienze di insegnamento dell’italiano Ls – L2: Samanta da Rimini

Ecco una nuova testimonianza che ci ha scritto Samanta Mancini da Rimini.

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Dopo diverse esperienze, Samanta ora insegna a Rimini Academy  www.riminiacademy.it  , la scuola dove UN TUFFO nell’AZZURRO è nato!

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“Mi chiamo Samanta Mancini e dopo la laurea magistrale in Lingue e Letterature Straniere all’Università di Bologna ho conseguito il Master in didattica dell’italiano L2/LS “Insegnare italiano a stranieri: scuola, università, impresa” all’Università degli Studi di Urbino.

Ora insegno italiano L2 a Rimini, presso il centro di lingua e cultura italiana RIMINI ACADEMY, una scuola che accoglie studenti di ogni età e nazionalità dal 1994.

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Ho conosciutoUn tuffo nell’azzurro proprio in questa scuola, dove il libro è nato ed è tuttora adottato come testo di riferimento.

Un tuffo nell’azzurro” è apprezzato sia da studenti adolescenti sia da studenti adulti, che amano in particolare le chiare schede grammaticali e i molti riferimenti culturali.

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Il libro  è inoltre ricco di esercizi utili per fissare gli obiettivi linguistici e comunicativi. Credo che queste caratteristiche lo rendano un ottimo testo per classi  eterogenee dal punto di vista dell’età, della  provenienza e della motivazione degli studenti e che spesso hanno  a disposizione poco tempo per studiare l’italiano!

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Una gentile lettera dal Brasile!

Questa nuova testimonianza ci arriva da una professoressa che collabora con noi da diversi anni per la revisione del nuovo materiale didattico, Maria do Carmo Franceschini Ekman.  Brasile 7

Maria do Carmo vive a Taubaté, vicino a San Paolo e pubblichiamo con molto piacere la lettera con il racconto della sua esperienza.

“Mi chiamo Maria do Carmo Franceschini Ekman e sono italo-brasiliana. Faccio l’insegnante di italiano da moltissimi anni.

Mi piacerebbe raccontare una piccola storia a tutti quelli che leggeranno queste righe.

brasile 5Parlare di “Un Tuffo nell’Azzurro” è come parlare di un caro amico che ho conosciuto quando ho vissuto in Svezia a Gotemburgo.

Lì ho aperto il Comitato di Gotemburgo della “Società Dante Alighieri” del quale sono stata presidente e ho lavorato come insegnante di italiano in due scuole di lingue. Ma avevo un problema: non riuscivo a trovare in tutta Scandinavia un libro di italiano solo in italiano. C’erano parecchi libri ma con tanta traduzione in svedese o inglese. E gli allievi, di ogni nazionalità non riuscivano a memorizzare i vocaboli italiani, guardavano sui libri soltanto la loro madrelingua.

Ero praticamente disperata quando un’amica italiana, anche lei insegnante di italiano, mi ha dato il recapito di Patrizia Bacci. E da quel momento in poi il mio problema è stato risolto con “Un Tuffo nell’Azzurro”.

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Può sembrare un libro semplice, però ideato e scritto da due linguisti pieni di competenza grammaticale e pedagogica. E la cosa più bella, è tutto in italiano!

Subito ho cominciato a usarlo e siccome è stato gradito dai miei allievi, non ho più smesso di indicarlo. In Svezia è stato, ed è ancora un vero successo e lo è pure qui in Brasile.

Nel 2011 ho finalmente conosciuto gli autori di persona perché sono stati qui da me a Taubaté dove abito. Mi è sembrato di conoscerli da sempre! 

Adesso impartisco lezioni private sempre con il loro materiale didattico.

E questo libro si è anche rivelato come un prezioso strumento di lavoro sia nelle lezioni di presenza che nelle lezioni on-line che impartisco ad allievi sparsi in diversi paesi europei. Spiegazioni chiare, note culturali, un glossario che è un vero gioiello, giochi, esercizi che funzionano, ecco alcuni pregi di questo lavoro.

Desidero che il libro non cambi molto, però gli esercizi con gli articoli determinativi potrebbero essere molti di più. Se potessi chiedere ancora qualche altra cosa, allora penserei al CD che potrebbe diventare un USB, giacché i nuovi computer non hanno più con il lettore CD. E il libro cartaceo potrebbe diventare virtuale. Bene, sarebbe una cosa a cui pensare, no?

Auguro a tutti gli insegnanti di italiano che siano tanto felici utilizzando questo libro per i loro corsi come lo sono io fino ad oggi  Un grande saluto a tutti dal Brasile! “

Grazie di cuore, Maria do Carmo!  

Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Erika Guerriero

Pubblichiamo con piacere la testimonianza di una giovane insegnante che ci scrive dalla provincia di Torino, Erika Guerriero.

Erika GuerrieroLa mia esperienza di insegnante di italiano per stranieri inizia qualche anno fa, quando, ragazzina, facevo conversazione con vicini di casa inglesi: adulti che si trovarono catapultati in Italia per lavoro, accompagnati a volte dalle loro famiglie o soli; adulti che erano affascinati dal mondo italiano: dalla cultura, dal cibo, dal paesaggio, dall’aria, dai colori…dal sole!

Tra il 2011 e il 2012 ho vissuto nella splendida Málaga, partecipando al progetto Erasmus. Chi l’ha fatto sa che in quell’anno ogni momento è buono per insegnare e per imparare, per confrontarsi su lingue e culture. Così organizzavamo aperitivi linguistici, tandem feste internazionali…

Ma il momento in cui ho capito che avrei potuto davvero diventare insegnante per stranieri è arrivato nel settembre 2013, quando l’Università degli Studi di Torino mi ha contattata per propormi di partire per la Spagna come lettrice di italiano: direzione Universidad de Extremadura. Così per due anni -2014 e 2015- ho vissuto a Cáceres.

Oggi ho 30 anni e la mia principale occupazione è insegnare lettere nelle scuole medie del mio paese – San Carlo Canavese (Torino) – sebbene organizzi anche corsi di italiano per stranieri, collaborando con una scuola di lingue. In particolare sto seguendo apprendenti giapponesi: un’utenza particolare perché parte di una cultura -linguistica e non- molto diversa dalla nostra. Sempre a San Carlo Canavese gestisco un Bed & Breakfast – Villa Perla – (http://www.bbvillaperla.com) e spesso abbiamo ospiti stranieri che, tra un caffè e una torta, dimostrano curiosità e interesse nei confronti dell’italiano, soprattutto quando capiscono che sono un’insegnante.

1. Qual è l’interesse verso la lingua e la cultura italiana nel tuo paese / nella tua città?

La Spagna è un paese molto simile al nostro, per lingua e cultura. Proprio per questo, però, spesso si sottovalutano le difficoltà delle lingue neolatine. È questo un errore reciproco, che commettiamo noi italiani nei confronti dello spagnolo quando, sorridendo, diciamo che “basta mettere una ·s· alla fine di ogni parolas”, e che commettono gli spagnoli quando pronunciano con maggiore melodia e accompagnano il discorso con il movimento delle mani (si sa, per il mondo noi siamo quelli che gesticolano in ogni momento) pronunciando le parole pizza, mafia, sole, Berlusconi. Insomma, viva i luoghi comuni!

Come sempre, comunque, bisogna pensare alla motivazione che spinge gli apprendenti a imparare una lingua: appena ci si allontana dalle idee preconfezionate, si scopre che l’italiano è una lingua meravigliosa, articolata, ricca, complessa e bellissima. E l’interesse sicuramente aumenta ampliando gli orizzonti.

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2. Per quali motivi i tuoi studenti sono interessati a studiare l’italiano?

Quando insegnavo all’università i miei studenti erano obbligati a scegliere due lingue straniere. E tra tutte, con una leggerezza eccessiva specchio del momento storico nel quale i giovanissimi oggi vivono, sceglievano l’italiano perché “facile”. Erano pochi quelli realmente interessati alla materia. L’italiano è una lingua matura, non per tutti: è una lingua di cultura, da assaporare e scoprire con pazienza. E la pazienza oggi manca a moltissimi! Penso anche ai miei attuali studenti delle scuole medie, che nella maggior parte dei casi odiano la grammatica ed hanno un bagaglio lessicale che assomiglia sempre più a uno zainetto. Per fortuna qualcuno si salva e regala qualche bella soddisfazione!

Sono comunque i giapponesi ad avermi stupita: metodici, pazienti e con un’invidiabile memoria. Mentre gli inglesi tendenzialmente non sono interessati ad imparare l’italiano: sono consapevoli di avere in mano la lingua ponte più forte del mondo!

3. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano gli studenti durante lo studio?

L’italiano è una lingua complessa, piena di regole ed irregolarità. La grammatica rappresenta sicuramente l’ostacolo più grande, insieme alla pronuncia. Per gli spagnoli, per esempio, abituati agli accenti grafici che li aiutano nella lettura, è difficile ricordare la pronuncia delle parole. Mentre molti sistemi linguistici non posseggono i nostri suoni. Occorre lavorare moltissimo sulla fonetica e sulla fonologia, ma i risultati – quando c’è impegno e motivazione – arrivano. Certo l’insegnante ha il dovere di insistere. Se penso ai “miei” giapponesi…non so quante volte ho spiegato la differenza tra “molto” e “morto”! Repetita iuvant.

4. Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

Tutti noi dovremmo essere sponsor della nostra Italia! Prima ancora che insegnanti di lingua, dovremmo essere amanti della nostra cultura, conoscitori del nostro territorio, ammiratori delle nostre particolarità. Occorre anche continuare a lavorare sulla formazione e sulla valorizzazione dell’insegnante di italiano L2 e, soprattutto, dovremmo amare di più il nostro paese, lasciando da parte una volta per tutte i vecchi stereotipi che ci caratterizzano, lavorando sull’immagine del nostro paese nel mondo.”

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Conclude infine Erika:

Raccontare di sé non è per nulla facile, soprattutto perché, come dico spesso, “chi scrive sa già tutto”. Recentemente, però, ho frequentato i corsi volti a conseguire i 24 CFU utili per il nuovo percorso FIT, e ho studiato un po’ di psicologia, antropologia e didattica – materie già approcciate in passato, ma che, ogni volta, riaprono pensieri e sentieri di apprendimento, così ho riflettuto sull’importanza del raccontare e ho accettato con entusiasmo all’idea di parlare della mia esperienza di insegnante di italiano L2.