Suggerimenti e impressioni di Raffaella Mencherini

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Mi chiamo Raffaella Mencherini, vivo a Pavia e sono laureata in Lingue e Letterature Straniere. Ho lavorato con moltissime tipologie di apprendenti: bambini e adolescenti nelle scuole pubbliche, universitari, richiedenti asilo, adulti liberi professionisti e al momento collaboro con l’Università di Pavia come insegnante di italiano per studenti Erasmus o provenienti da paesi extraeuropei.

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Del manuale Un Tuffo nell’azzurro A1- A2 apprezzo diversi aspetti, per esempio il questionario iniziale che può essere compilato in più lingue (utile per far capire all’insegnante fin dalle prime lezioni le motivazioni e gli obiettivi della classe) e il glossario finale in ordine alfabetico: infatti, in molti testi, i termini sono divisi per unità e non costituiscono un glossario unico.

Anche l’idea di far indicare agli studenti il genere delle parole può essere un aiuto in più per memorizzare questo aspetto, complesso per molti apprendenti che riscontrano grandi differenze tra l’italiano e la loro L1.19024775_10212487378634581_921438391_o

Le immagini rendono a mio avviso il testo adatto a diverse tipologie di studenti: adolescenti, giovani adulti, adulti.

La grammatica è affrontata con gradualità e con schemi chiari e consultabili in ogni momento del corso.

L’unica cosa che posso rilevare, pensando alla mia esperienza con studenti universitari, è che si potrebbero aggiungere ulteriori stimoli alla produzione scritta di testi via via più complessi.”

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Grazie Raffaella, buon lavoro e a presto!

Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Katia Ganci

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“Ciao a tutti, mi chiamo Katia Ganci e  condivido con voi molto volentieri la mia esperienza come  insegnante di italiano per stranieri.

1. Qual è l’interesse verso la lingua e la cultura italiana nella tua città?

Inizio col dire che vivo in una piccola città di 2500 abitanti, Ferla in provincia di Siracusa, che quindi non offre molte opportunità, a meno che non ci si sposti quotidianamente per lavorare. Principalmente per questa ragione ho deciso di focalizzare la mia attenzione sull’insegnamento online.katia 2

2. Per quali motivi i tuoi studenti sono interessati a studiare l’italiano?

Dopo la laurea in Mediazione Linguistica, ho conseguito un master in Didattica dell’italiano L2 a Stranieri e ho iniziato da subito a dedicarmi agli studenti stranieri residenti in Italia. Attualmente il mio target di riferimento è per lo più composto da studenti universitari o di dottorato, che vogliono perfezionare il loro italiano e da giovani lavoratori che hanno formato la loro famiglia qui in Italia, ma non mancano anche studenti che hanno voglia di scoprire qualcosa in più sulla nostra lingua, come semplici espressioni utili per viaggiare e dunque per visitare l’Italia. In genere, mi seguono persone di età piuttosto giovane.

3. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano gli studenti durante lo studio?

Ho potuto riscontrare maggiori difficoltà per gli studenti dal punto di vista strettamente linguistico e grammaticale, specie nella pronuncia di alcuni nostri suoni che il più delle volte non esistono nella loro lingua d’origine (fra tutti il suono GLI); va da sé che la complessa struttura della lingua italiana a livello morfo-sintattico è un arduo ostacolo da superare. A livello comunicativo, invece, non ho riscontrato particolari difficoltà nel lessico o nella comprensione, piuttosto vince spesso la paura di “provare a parlare”, di “buttarsi”.

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4. Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

A mio avviso per prima cosa dovrebbe essere riconosciuta e definita la figura dell’insegnante di italiano LS/L2. In merito, invece, all’insegnamento online, penso che quest’ultimo rappresenti il futuro. Dunque mi piacerebbe che si diffondesse un po’ più di fiducia verso questo sistema che negli altri paesi è già una realtà quotidiana.”

Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Andrea Pennelli

andreaAndrea Pennelli vive a Torino e insegna italiano agli stranieri presso la scuola di italiano  della società Dante Alighieri.

Ha scritto per noi questa  interessante testimonianza:

“Mi sono laureato in mediazione linguistica a Bari nel 2014 e in linguistica a Bologna nel 2017. Sin dall’inizio, ho messo al centro del mio percorso di studi la didattica dell’italiano a stranieri. Ho svolto il mio tirocinio presso l’associazione AIPI di Bologna, dove mi sono occupato di laboratori di lingua italiana e doposcuola nelle scuole elementari e medie.

Nel luglio 2018 ho conseguito la certificazione CEDILS e attualmente lavoro presso la scuola di italiano di Torino della società Dante Alighieri.andrea 7

1. Qual è l’interesse verso la lingua e la cultura italiana nella tua città?

Chi studia italiano a Torino lo fa per i motivi più diversi: studio, lavoro, curiosità, necessità di ottenere la lingua per il permesso di soggiorno. Rispetto a chi impara l’italiano in un paese straniero, ritengo che chi studia in Italia abbia necessità diverse e motivazioni più forti.

2. Per quali motivi i tuoi studenti sono interessati a studiare l’italiano?

I studenti del corso di A1 di cui mi occupo ora studiano l’italiano principalmente per ragioni di lavoro o studio. Quando facevo il volontario e molti dei miei studenti seguivano il corso per poter raggiungere il livello A2, necessario per il permesso di soggiorno.

3. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano gli studenti durante lo studio?

Ogni studente è differente, quindi a seconda della lingua o della cultura di provenienza può incontrare difficoltà diverse. Generalmente uno dei più grossi problemi a livello grammaticale sono le numerose irregolarità della grammatica italiana.

4. Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

Per quanto riguarda l’estero, credo un maggior investimento di risorse da parte del governo italiano in scuole, corsi e attività di promozione della lingua. Pe quanto riguarda il territorio nazionale invece, credo soprattutto l’investimento di fondi per i corsi di italiano nelle scuole e soprattutto negli SPRAR e nei CPIA.

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Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Serena Neri

Abbiamo ricevuto una nuova testimonianza che pubblichiamo con molto piacere, Serena Neri che ci scrive da Montevarchi, un paese in provincia di Arezzo:

“Ho iniziato ad insegnare italiano un po’ per gioco un po’ per sfida e alla fine è diventato il mio lavoro. Da più di dieci anni insegno a Firenze con target sempre diversi e ogni volta stimolanti: studenti delle scuole dell’obbligo, adulti, studenti universitari, ricercatori e dottorandi e studenti a bassa scolarizzazione.

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Tra tutte le esperienze di questi anni vorrei raccontare quella che sto facendo alla scuola InAltreParole a Firenze, nata due anni fa all’interno dell’Istituto Verdi, dove lavoro con studenti migranti a bassa scolarizzazione, che il più delle volte non hanno una grande motivazione. La sfida allora diventa quella di riuscire a reinventarsi come insegnanti e reinventare il nostro modo di insegnare, cercando così di guadagnare la loro fiducia.

Qual è l’interesse verso la lingua italiana? Per quali motivi i tuoi studenti sono interessati a studiare italiano? 

“E’ solo la lingua che rende uguali” -Don Lorenzo Milani-

Per i miei studenti, l’interesse verso l’apprendimento\acquisizione dell’italiano è legato ad aspetti concreti di vita quotidiana qui in Italia. L’italiano è visto come lingua della comunicazione orale, come ponte, come passaggio momentaneo e non definitivo per esprimere bisogni concreti. E’ stato perciò interessante chiedere ai miei studenti dove collocherebbero all’interno di un corpo umano le lingue che conoscono, visto che ognuno di loro conosce e parla almeno tre o quattro lingue oltre all’italiano. La scelta è stata difficile, molti sono rimasti davanti alla silhouette per un po’ prima di attaccare i cartellini dove avevamo scritto i nomi delle diverse lingue conosciute, parlate, usate nei loro paesi, ma il risultato finale è stato molto interessante. È stato difficile ed interessante anche per me, fermarmi a riflettere e chiedermi dove avrei voluto mettere l’italiano, la mia lingua materna: testa? cuore? pancia? Alla fine ho deciso per la pancia, luogo delle emozioni vere, innate, spontanee.

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Mohammed, 20 anni, dal Senegal
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Abdul, 19 anni, dal Niger
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L’uomo di Babele (a.s. 2018/19). Classe Rossa

Quali difficoltà incontrano?

“Io non apprendo che ciò che per me ha un senso” (Carl Rogers)

I miei studenti incontrano molte difficoltà nel passaggio da lingua orale a quella scritta. La competenza orale che hanno acquisito non corrisponde ad una pari competenza scritta. Le loro difficoltà sono anche le mie, perché ogni giorno è necessario reinventare e sperimentare una didattica che li supporti proprio in questo. Per questo motivo ho iniziato a reiterare alcune parti delle lezioni, ad esempio durante la fase iniziale, momento delicato di arrivo, di accoglienza, attivazione e di continue interruzioni (chi arriva tardi, chi deve prendere il quaderno e il libro, chi vuole firmare). La mia lezione con studenti preA1 inizia sempre con la domanda:

  • “Che giorno è oggi?”

La risposta orale è sempre veloce e precisa, ma la scrittura della data – giorno e mese – non è mai immediata e spontanea. Gli studenti, in particolare i più deboli, hanno sempre bisogno di qualche minuto di riflessione prima di riuscire a scriverlo alla lavagna. Gli errori cerchiamo di correggerli riflettendo sui suoni e ripetendoli più e più volte, prima io e poi loro, fino alla corretta pronuncia. A questa domanda, faccio seguire altre domande più o meno legate all’argomento

  • “Che tempo fa oggi?”
  • “Cosa mangi oggi?”
  • “Quando vai a fare la spesa?”
  • “Cosa fai oggi?

La modalità di svolgimento è sempre la stessa, in questi casi però viene richiesta la composizione di una frase minima: risposta orale più o meno corretta, ma sempre comprensibile e passaggio alla scrittura, per poi procedere alla correzione per tentativi, fino ad arrivare alla parola ed infine alla frase corretta.

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Concludo questo mio intervento con queste belle parole di Platone, che riassumono e ben descrivono il contesto di apprendimento e di insegnamento.

“La conoscenza che viene acquisita con l’obbligo non fa presa nella mente. Quindi non usate l’obbligo, ma lasciate che la prima educazione sia una sorta di divertimento; questo vi metterà maggiormente in grado di trovare l’inclinazione naturale.”

Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Martina Scattolin

martina 3Pubblichiamo con piacere la testimonianza di una giovane insegnante che ci racconta la sua esperienza, Martina Scattolin.

“Ho iniziato ad insegnare italiano per caso nel 2013 come volontaria in alcune associazioni di Roma. Dopo una laurea magistrale in Linguistica Applicata con una specializzazione in Didattica dell’italiano alla Ca’ Foscari di Venezia, ho collaborato e organizzato laboratori di italiano L2 in alcuni istituti comprensivi della capitale.

Spinta dalla curiosità e dalle possibilità della didattica online, ho cominciato ad insegnare tramite piattaforme come italki e privatamente tramite Skype nel settembre del 2016.

Da allora ho svolto più di 2500 ore di lezione con studenti da tutto il mondo. Al momento vivo tra l’Italia, il Messico e la California e giro il mondo grazie al mio lavoro.

Ho un sito internet www.italianbites.org e un canale youtube (con lo stesso nome), e al momento sto collaborando al Second Language Acquistion Workshop Podcast per la diffusione di teorie e tecniche per l’insegnamento delle LS-L2 in modalità online.

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  1. Quali sono i motivi principali che spingono i tuoi studenti a studiare l’italiano?

Il bello della didattica online è che entri in contatto con un bacino molto più ampio di utenti rispetto ad un’esperienza in una scuola o in un’associazione. Ad oggi posso dire che ho avuto studenti interessati all’italiano “semplicemente” per cantare Pavarotti e altri perchè volevano impressionare la mamma (italiana) del proprio compagno.

In realtà, generalizzando, la maggior parte degli studenti mi contatta perché vuole migliorare il proprio italiano, principalmente per viaggiare, per passione (“aaaah! Il suono dell’italiano… sembra una poesia!”) o perché sono discendenti di italiani e vogliono riconnettersi con le proprie radici, o magari andare a trovare la nonna che ancora vive in quel piccolo paesino sperduto…

  1. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano gli studenti durante lo studio?

In genere vengo contattata da studenti che hanno iniziato da autodidatti. Il che significa che hanno fatto incetta di libri, podcast ed eserciziari, ma non sanno bene come procedere. Molto spesso – fortunatamente – mi capita di iniziare a lavorare con studenti che conoscono già un’altra lingua, quindi hanno più chiaro il processo di apprendimento e “quello che devono (e preferiscono) fare”.

La maggior parte dei miei studenti è di madrelingua inglese, il che mi ha permesso di osservare -a livello genereale – che vi è una carenza della conoscenza della grammatica di base della propria lingua, che genera difficoltà e confusione se si adotta un approccio troppo grammaticale.

Un’altra cosa interessante che molti studenti mi hanno riferito è il bisogno di essere guidati nel marasma delle risorse online per trovare materiale di qualità e ad un giusto livello, soprattutto per quanto riguarda il parlato spontaneo, video e podcast che servano da “alternativa” a dialoghi che – secondo loro – sono troppo rigidi e formali.

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  1. Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

Sicuramente il riconoscimento in toto del docente di lingua italiana L2-LS, nonostante i più recenti (minuscoli) sforzi facciano presagire in un cambiamento in meglio.

Inoltre, in questo momento stiamo assistendo a un’innovazione nella struttura dell’apprendimento linguistico, una struttura dove lo studente ha il potere assoluto (o quasi) di selezionare e costruire il proprio processo di apprendimento tramite video lezioni, materiali adatti al proprio ritmo e stile di apprendimento, spesso associati a insegnanti privati online, qualificati e accessibili da qualsiasi dispositivo.

Pertanto credo che sia fondamentale modernizzare i materiali presenti online: ci stiamo dirigendo verso una didattica 4.0 e mi sembra che – nonostante il panorama cartaceo si stia strategicamente innovando per il contesto classe – l’approccio alle risorse online ed interattive sia ancora a livello embrionale rispetto ad altre lingue.”

C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti” – Henry Ford