Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Francesca Margherita Gelosa

francesca gelosa 2Francesca Margherita Gelosa vive a Milano e ha da poco iniziato a insegnare italiano agli stranieri presso una scuola privata  Ci ha mandato questa sua interessante testimonianza:

“Dopo la Laurea Magistrale in Linguistica e due tirocini presso università estere, ho conseguito la certificazione DITALS II e ho proseguito la mia formazione seguendo diversi webinar dedicati alla glottodidattica.

Per quali motivi i tuoi studenti sono interessati a studiare l’italiano?

L’utenza della scuola in cui insegno è principalmente di due tipi: c’è chi ha seguito il proprio partner e vuole imparare la lingua per inserirsi meglio nel contesto milanese, e chi invece si è trasferito per motivi di studio e, in attesa di trovare lavoro, vuole migliorare le proprie abilità comunicative in italiano. Moda e canto lirico sono i settori formativi che attirano la maggior parte degli stranieri che si è trasferita per motivi di studio.

Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano gli studenti durante lo studio?

In più della metà dei casi la L1 degli studenti è tipologicamente distante dall’italiano: apprendenti russofoni, sinofoni e arabofoni incontrano inizialmente un grosso ostacolo nella pronuncia di alcuni fonemi oltre che nell’abbinamento suono-segno. Tra quelli che hanno appreso l’inglese come LS, alcuni cercano di strappare all’insegnante la traduzione letterale di una parola o un’espressione e non si fidano quando questi spiega loro che la comprensione di quella parola non è importante in quel momento. Manifestano, insomma, la necessità di capire tutto e subito e avvertono frustrazione quando il significato di un elemento –non rilevante in quel momento- rimane oscuro. La complessità della grammatica e la presenza di molte eccezioni è un altro ostacolo, che spesso genera frustrazione. Nelle mie classi si creano dubbi e insicurezza quando in un esercizio emerge un uso differente di una struttura o una irregolarità inaspettata: è quindi difficile, da un lato, trovare materiale che si adatti totalmente al livello della classe, dall’altro, abituare la classe a sorvolare e/o gestire elementi imprevisti. Da ultimo, noto che per la necessità di seguire il sillabo prestabilito, lo studente non ha tempo di godere dei propri progressi: non fa in tempo ad essere soddisfatto dei propri traguardi e a praticare le strutture apprese che subito subentra un argomento nuovo.

francesca gelosa

Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

Credo che l’insegnante di italiano L2/LS sia ancora poco riconosciuto nella sua professionalità. Il maggior riconoscimento di questa figura porterebbe di conseguenza a un maggior riconoscimento della lingua che insegna. Inoltre, la didattica in generale, compresa quella dell’italiano come lingua straniera, dovrebbe essere in grado di sfruttare le nuove tecnologie e gli strumenti che ancora pochi insegnanti utilizzano (Edmodo, Padlet, EdPuzzle per citarne alcuni). Se la didattica è percepita come “antica”, anche il suo contenuto diventa meno attraente. La creazione di blog, poi, di newsletter, di eventi di presentazione e promozione è uno strumento che le scuole e gli istituti di lingua dovrebbero – a mio parere – sfruttare maggiormente.”

Milano

 

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In particolare, le CHIAVI degli ESERCIZI di ogni volume del corso permettono un lavoro individuale di autovalutazione e correzione e contengono anche una breve guida per l’insegnante, la lista delle tracce del CD con le attività di produzione orale, la guida alle fotografie, una tabella di autoverifica finale per lo studente.

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Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Igor Deiana

Grazie a Igor Deiana per  la sua interessante testimonianza che pubblichiamo con molto piacere: 

“Mi chiamo Igor, ho 29 anni e da 5 anni lavoro nell’ambito dell’insegnamento dell’italiano L2/Ls.                                                                                                                                  IgorMi sono formato presso l’Università degli Studi di Cagliari dove mi sono laureato sotto la guida di Cristina Lavinio con una tesi in linguistica educativa. Nella mia formazione come insegnante di italiano L2/Ls sono state fondamentali l’esperienza di tirocinio presso il Dipartimento di Italiano della School of European Studies della Cardiff University e il percorso di formazione intrapreso presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia per il conseguimento della certificazione CEDILS.

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Chi sono i tuoi studenti?

Durante l’anno scolastico appena conclusosi ho insegnato sia al CPIA 3 di Nuoro, sia al CIS (Centro Interdipartimentale per l’insegnamento dell’Italiano agli stranieri) dell’Università di Cagliari. Ho così avuto occasione di lavorare con dei gruppi di studenti completamente diversi l’uno dall’altro: esperienza tanto “sfidante” quanto in grado di farmi crescere personalmente e professionalmente.

Mentre nel primo caso ho seguito 4 classi formate nella loro totalità da giovani richiedenti asilo, nel corso tenuto presso l’università di Cagliari ho lavorato con un gruppo di 17 studenti Erasmus. Nonostante in ambedue le classi gli studenti fossero principianti assoluti, è emerso immediatamente come il lavoro da svolgere con le due utenze fosse completamente diverso. Infatti, oltre ai diversi bisogni che hanno spinto gli studenti dei due gruppi ad avvicinarsi ai corsi da me tenuti, l’esperienza con i migranti ha visto quasi un terzo degli studenti frequentanti non essere scolarizzato ed essere parzialmente alfabetizzato nella propria lingua madre.

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Per quale motivo i tuoi studenti sono interessati a studiare l’italiano?

Per quanto riguarda i richiedenti asilo il loro principale obbiettivo, oltre al conseguimento della certificazione di livello A2 utile al fine della richiesta del permesso di soggiorno, è lo sviluppo di una competenza comunicativa di base che permetta di affrontare i problemi della loro quotidianità: andare in un ufficio autonomamente; leggere, comprendere e rispondere ad un annuncio di lavoro o immobiliare, andare dal medico, saper inviare una somma di denaro nel proprio paese d’origine. Gli studenti hanno, inoltre, manifestato un forte interesse verso gli usi e costumi italiani. Per questo motivo sono state fornite delle nozioni di base di educazione civica atte a facilitare la comprensione della società italiana e delle regole, implicite ed esplicite, che ne determinano il funzionamento. Diversamente, gli studenti Erasmus, avendo seguito quasi esclusivamente lezioni in lingua inglese, hanno manifestato un forte interesse nei confronti di una varietà di lingua colloquiale e informale utile e spendibile nella quotidianità vissuta da giovane Erasmus.

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Quali sono gli elementi che hanno accomunato queste due situazioni?

Un elemento che ha accomunato i due corsi è stato il metodo. Infatti, nonostante le differenze dei gruppi abbiano determinato una diversa programmazione delle attività, in ambedue i casi la didattica si è caratterizzata per il ricorso ad un metodo diretto. Questo ha consentito agli studenti di comprendere le informazioni trasmesse direttamente nella lingua target, l’italiano, senza l’ausilio di traduzione ma grazie all’ausilio di immagini, materiali autentici, canzoni, video e in particolare per mezzo della drammatizzazione da parte dello stesso insegnate (piuttosto che tradurre il verbo cadere, ho sempre preferito far finta di inciampare nel mezzo della classe). In questo modo, oltre a rendere il clima più informale e colloquiale (gli studenti percepiscono più vicino a loro un insegnante che si mette in gioco e che non ha paura di staccarsi dalla “cattedra-piedistallo”), le ragazze e i ragazzi hanno imparato ad associare le parole o le frasi ai significati in modo diretto e hanno sviluppato delle strategie che permetteranno loro di comunicare anche con persone che non conoscono la loro lingua madre.

Quali sono gli elementi che hanno differenziato queste due situazioni?

Oltre a quanto determinato dal pregresso percorso di studi svolto dai componenti dei gruppi (è completamente diverso lavorare con studenti che hanno conseguito il diploma, rispetto ad entrate in una classe in cui la maggior parte degli utenti non ha nemmeno terminato la scuola primaria), una delle principali differenze riguarda il materiale disponibile e rintracciabile sia in rete sia nell’editoria. Mentre nell’ambito dell’insegnamento dell’italiano ad Erasmus e, più in generale, ad un pubblico scolarizzato, sono disponibili numerosi titoli, ho avuto modo di notare come, nonostante alcune case editrici si stiano iniziando ad attivare, siano ancora pochi i manuali e i portali consultabili per il reperimento di materiali rivolti ad un’utenza particolare come quella dei richiedenti asilo. Per questo motivo, la maggior parte delle attività svolte durante i corsi tenuti al CPIA sono il frutto di materiali personalmente didattizzati dal docente.

Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano i tuoi studenti durante lo studio?

Non potendo segnalare particolari difficoltà incontrate dagli studenti Erasmus, nel corso dell’anno scolastico sono emerse delle problematicità all’interno delle classi composte dai richiedenti asilo. Oltre ai problemi legati dalla loro bassa scolarizzazione, è chiaro come la “precarietà” e le incertezze che caratterizzano lo status dei richiedenti asilo influisca sul regolare andamento dell’attività didattica. Infatti, la paura di non ottenere il permesso di soggiorno, il non avere un lavoro e una stabilita economica, la mancanza dei propri cari possono influenzare negativamente la motivazione allo studio. Allo stesso modo impegni personali e lavori saltuari possono determinare una frequenza discontinua che molto spesso va ad inficiare un buon rendimento.

Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Giorgia Pagagno

Abbiamo ricevuto la testimonianza di una giovane insegnante che ci racconta la sua esperienza a Brescia. Ringraziamo Giorgia Pagagno e pubblichiamo con piacere il suo resoconto:

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“Dopo aver conseguito la laurea magistrale in filologia moderna presso l’Università di Padova ho iniziato a domandarmi quale sarebbe potuta essere la mia strada professionale: sapevo di amare l’insegnamento ma allo stesso tempo sono sempre stata consapevole della mia personale insofferenza verso l’impostazione didattica e scolastica tradizionale. L’attrazione che provo verso le lingue e le culture straniere e il profondo legame che sento con il nostro patrimonio linguistico ed artistico nelle sue varie declinazioni hanno trovato una naturale conciliazione nell’italiano L2/LS, percorso tutt’ora in evoluzione che ho iniziato frequentando il master ITALS dell‘Università Ca’ Foscari.

Dal 2013 ad oggi ho avuto la fortuna di confrontarmi con realtà assai differenti: ho lavorato con studenti adolescenti presso un istituto alberghiero di Venezia, tenuto corsi estivi di lingua e cultura italiana a Barcellona, accompagnato per quasi due anni un gruppo di richiedenti asilo politico, una classe di ragazzi delle medie, una di giovani donne presso il CPIA della mia città, Brescia.

Credo che la bellezza dell’essere insegnanti di lingua italiana risieda anche e soprattutto nel contatto con apprendenti spinti da necessità e motivazioni diverse: tra l’approccio di chi studia l’italiano per dovere, chi per necessità e chi per piacere esiste un abisso ed essere capaci di trovare la via più stimolante e funzionale per ognuno è una sfida continua.giorgia

  1. Qual è l’interesse verso la lingua e la cultura italiana nella tua città e per quali motivi i tuoi studenti desiderano imparare l’italiano?

    Come già detto ho lavorato con individui di livello differenziato anche inseriti nello stesso gruppo. Anche la provenienza, l’età e il contesto cittadino in cui si trovano a vivere giocano giocano un ruolo fondamentale: durante la mia esperienza a Venezia i miei studenti erano iscritti ad un istituto alberghiero, ed ambivano a lavorare nel settore turistico nel nostro paese; In Spagna l’interesse per la lingua e la cultura italiana era dettato, per la mia esperienza, dai gusti e dalle inclinazioni personali o da motivi familiari: mi sono confrontata con studenti universitari di arte e letteratura, appassionati di opera e cinema, con persone sposate con italiani che desideravano avvicinarsi alla lingua del proprio partner per stupirlo e per comunicare con i parenti acquisiti durante i viaggi di piacere in Italia.

    La Lombardia, dove ho insegnato negli ultimi due anni, è una regione industriale ad alto tasso di migrazione ed i miei studenti hanno dunque necessità di raggiungere il livello di competenza linguistica necessario all’integrazione sia nel mondo lavorativo che nella vita quotidiana; nello specifico le donne sono più interessate ad acquisire gli strumenti che permettono una buona gestione della vita familiare.

    I ragazzi iscritti alle scuole dell’obbligo sono il target più difficile da gestire per una serie di motivi che non dipendono da loro: è veramente complesso riuscire ad insegnare attraverso un approccio comunicativo e utilizzare tecniche didattiche innovative quando il corso di italiano è inserito nelle ore di “scuola tradizionale”. giorgia 4

    2. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano gli studenti durante lo studio?

Per quanto riguarda gli studenti L2 le difficoltà (ma anche le soddisfazioni!) sono moltissime e dovrei aprire una parentesi infinita; Credo che quello a cui spesso un docente, soprattutto all’inizio della propria carriera, non sia preparato sia alla frequente scarsa scolarizzazione degli apprendenti o ad una scolarizzazione pregressa in un contesto completamente diverso dal nostro: questi fattori incidono enormemente sulla disposizione emotiva dello studente e sulla sua partecipazione alle attività; direi quindi che le difficoltà non risiedono tanto nel apprendimento dell’italiano in sé – sarebbe scontato d’altronde affermare che, ad esempio, “trovano difficili le preposizioni”, ma piuttosto che trovano spesso difficile confrontarsi con il format contemporaneo della lezione di lingua straniera e con i materiali didattici.giorgia 5

    3. Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

Credo che per quanto riguarda l’ambito LS lo studio della lingua italiana e l’interesse verso la nostra cultura sia in un periodo fiorente. Nell’ambito L2, nonostante la richiesta sia in continua crescita, manca ancora un’organizzazione univoca e capillare. Purtroppo esistono situazioni in cui l’unico requisito del docente è quello di essere madrelingua, classi sovraffollate e multilivello non adeguatamente attrezzate; anche i materiali didattici e i testi in dotazione per i corsi L2 non rispondono – sempre secondo la mia opinione ed esperienza personale – alle esigenze di classi così particolari, soprattutto la maggior parte delle volte mi trovo a preparare io stessa gli esercizi o a creare collage da almeno quattro o cinque manuali diversi. Inoltre credo che sarebbero estremamente utili anche delle guide per l’insegnante da utilizzare in parallelo al testo per gli studenti. Uno dei miei progetti per il prossimo anno scolastico sarebbe proprio quello di lavorare ad un manuale di facile utilizzo e consultazione collaborando direttamente con le mie classi!”

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Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Raffaella Mencherini

Pubblichiamo oggi una nuova testimonianza che ci arriva da Pavia:

“Mi chiamo Raffaella Mencherini, vivo e lavoro a Pavia. Sono laureata in Lingue e Letterature Straniere, ma dal 2001 mi dedico esclusivamente all’insegnamento dell’italiano a stranieri dopo aver conseguito la Certificazione Ditals di II livello e il Master Itals in Progettazione avanzata dell’insegnamento di lingua e cultura italiane per stranieri dell’Università di Venezia. Dal 2013 sono diventata uno dei tutor di questo Master. In questi anni ho lavorato con moltissime tipologie di apprendenti: bambini e adolescenti nelle scuole pubbliche, universitari, richiedenti asilo, adulti liberi professionisti. Al momento collaboro con l’Università di Pavia come insegnante di italiano per studenti Erasmus o provenienti da paesi extraeuropei.

1. Qual è l’interesse verso la lingua e la cultura italiana nel tuo paese / nella tua città?

Pavia è una piccola città universitaria con una lunga tradizione, in particolare per le facoltà scientifiche. E’ definita a “misura d’uomo”, ma proprio per questo è apprezzata dagli studenti, che riescono a conoscerla e viverla in tutti i suoi aspetti. Trascorrere un periodo di studio a Pavia è anche l’occasione per visitare alcune delle città italiane più note (Milano è a mezz’ora da qui) o di scoprire delle bellezze inaspettate anche in piccoli centri; in questi viaggi i miei studenti ci tengono ad esprimersi in italiano, riconoscendo l’importanza della lingua “viva”. Negli ultimi anni è aumentato anche il numero di chi mi chiede consigli su libri e film italiani da leggere e vedere in lingua originale, così come quello di chi, una volta tornato a casa, rimane in contatto attraverso i social con me o con i compagni di corso per continuare a usare l’italiano.

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2. Per quali motivi i tuoi studenti sono interessati a studiare l’italiano?

I motivi che spingono i miei studenti a scegliere l’italiano sono diversi: il principale è che la maggior parte di loro segue corsi di laurea in italiano e sente con urgenza il bisogno di migliorare la lingua per sostenere esami e seguire le lezioni; molti, una volta tornati nel loro Paese, sperano di lavorare mantenendo rapporti con l’Italia. Poi ci sono ragazzi attratti dalle nostre arti: c’è chi frequenta un’accademia nella vicina Milano o il conservatorio cittadino. Ci sono studenti che avevano già visitato l’Italia come turisti e hanno poi deciso di seguire uno/due semestri qui affascinati dal paesaggio, dalla cultura e dal calore della gente.

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3. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano gli studenti durante lo studio?

I corsi universitari accolgono studenti di madrelingua diversa, ma in generale, le difficoltà maggiori sono sulla pronuncia e l’ortografia (le doppie, per esempio, che a seconda delle regioni sono più o meno riconoscibili nel parlato e quindi difficili da trasferire nello scritto). Anche la grammatica ha le sue complessità, per esempio penso alla scelta dell’ausiliare nella formazione del passato prossimo. Io parlo inglese, tedesco e un po’ di spagnolo, ma mi piace interessarmi delle particolarità delle lingue di tutti i miei studenti per cercare di capire dove potrebbero incontrare maggiori problemi.

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4. Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

Da quando ho iniziato a lavorare ho notato una proposta sempre maggiore e diversificata di materiali e ausili per la didattica. E’ anche vero che gli apprendenti e i loro interessi cambiano velocemente e sono sempre necessari strumenti aggiornati e accattivanti. Da questo punto di vista credo che internet e i social network possano darci un grande aiuto: sono facilmente fruibili e rendono insegnanti e studenti più vicini. Nelle lezioni in presenza però io non sostituirei del tutto il libro cartaceo: molti studenti lo chiedono, per avere in un unico strumento grammatica ed esercizi.”

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