Commenti e osservazioni di Francesca da Rimini

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Grazie a Francesca per le sue osservazioni sul nostro materiale didattico:

“Sono Francesca Parini, insegnante di italiano per stranieri presso la fondazione EnAip di Rimini.

Da sempre affascinata dalle lingue straniere, ho conseguito una laurea in Lingue e Letterature Orientali e, dopo aver ottenuto la certificazione Ditals, ho intrapreso la professione di  insegnante di italiano L2 presso associazioni, cooperative e scuole.

Un tuffo nell’azzurro 1  è stato il primo testo di italiano che ho acquistato e da subito mi è sembrato adatto al contesto in cui lavoro, sia per quanto riguarda i contenuti sia le finalità; ricco di risorse e materiali, si presta ad un insegnamento dell’italiano basato sulla comunicazione, pur non trascurando gli aspetti grammaticali.

 

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Strutturato in modo semplice ma adatto a persone adulte, dal punto di vista dei contenuti ed anche della grafica, piacevole e sobria – ho notato che l’aspetto grafico ha un forte impatto anche sugli studenti adulti, non disposti ad approcciare materiale per bambini.

Il libro è ricco di immagini e foto che ben guidano lo studente nella comprensione dei testi o degli ascolti, nonché nello svolgimento degli esercizi di vario tipo. Molti studenti  hanno infatti trovato utili ed efficaci proprio quelle attività legate a delle figure o dei semplici segnali, che li hanno aiutati a capire meglio certi aspetti della lezione.

Si differenzia  da altri testi per l’attenzione all’aspetto culturale, molto apprezzato dalla classe per gli stimoli comunicativi, la ricchezza del lessico e soprattutto per la spendibilità nella realtà quotidiana.

Mi piacerebbe venisse sviluppata anche una sezione di fonetica e pronuncia, con esercizi audio ben mirati,  che lo studente possa svolgere anche autonomamente come compito per casa.

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Nella speranza che il mio commento possa esservi d’aiuto, resto in stimolante attesa della nuova edizione!”

Suggerimenti e osservazioni di Giuliana da Buenos Aires

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Giuliana Altieri insegna Lingua e Cultura Italiana a Buenos Aires, presso l’Istituto Italiano di Cultura e il Centro Cultural Italiano.

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Ci ha mandato alcune interessanti osservazioni per migliorare il nostro materiale didattico e la ringraziamo per questa preziosa collaborazione:

Premessa

Il lavoro di revisione che ho messo in pratica ha cercato di attingere da tutte mie esperienze di glottodidattica precedenti, sia teoriche che pratiche.

Il progetto mi sembra ottimo e frutto di numerose di revisioni precedenti alla mia, così durante questo percorso d’analisi ho preferito che le annotazioni puntassero a sottolineare i punti che io considero deboli con l’intenzione di strutturare critiche costruttive e mai distruttive.

Considerazioni generali

In questa sezione riporterò alcune annotazioni di ordine generale. Le stesse sono frutto di un’analisi fatta nell’ottica non solo della docente di glottodidattica quanto in quella dello studente di lingua.

Cosa si aspetta un discente da un manuale di lingua italiana?

  1. Grafica

I disegni, l’impaginazione, le foto e spesso gli stessi font risultano un po’ datati.

I nostri sono studenti che navigano continuamente nel web, sono abituati al bello, al dinamico, al nuovo, una grafica vecchia è un deficit enorme per la diffusione di un manuale. Eviterei sfumature e foto senza cornici.

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  1. Esercizi

L’impianto degli esercizi è a volte ripetitivo, closer o esercizi compilativi poco dinamici. La glottodidattica contemporanea offre una varietà di metodi e metodologie enorme che gioca soprattutto sul coinvolgimento diretto del discente, che deve sentirsi parte integrante del processo di apprendimento e non solo soggetto passivo seguendo procedimenti meccanici.

A questo proposito propongo:

– la creazione di molti più audio originali pensati ad hoc per il livello e per il target di riferimento ma che siano sempre fruibili e situazionali;

– la creazione di materiale interattivo su supporto digitale: video, canzoni, interviste, podcast, giochi on line.

– puntare su tipologie di esercizi diversificati: risposte multiple, risposte aperte che valgano anche come esercitazioni di scrittura, scelta tra due opzioni e motivarne la risposta,collegare parole a immagini o parole tra loro, esercizi di riscrittura. Altro fattore che vorrei evidenziare è la mancanza di esercizi di scrittura più articolati,tenendo in conto che il livello a cui si rivolge il volume non consente la stesura di testi complessi, si potrebbe comunque puntare a una produzione scritta più completa.

Ultima osservazione, ma forse quella che ritengo più incisiva, ritengo necessario strutturare un ingente numero di attività dinamiche. Non solo esercizi scritti, orali o compilativi ma attività interattive: giochi di squadra, registrazioni audio o video, giochi ruolo, creazione di materiale originale da parte dei docenti, attività ludiche.

  1. Tecnologia

Dedico un paragrafo specifico all’uso della tecnologia nella didattica. È impensabile escludere dalla didattica la tecnologia nei suoi mille utilizzi, soprattutto per i livelli iniziali che necessitano più stimoli possibili.

Sarebbe fondamentale strutturare attività che includano le tecnologie: computer, cellulari, tablet, proiettori, ecc ecc. Ognuno di questi deve essere sfruttato in tutte le sue potenzialità: strutturare esercizi che prevedano l’uso di Whatsapp, di registrazioni audio e video, che usino i social network, gli spazi di archiviazione condivisi, l’uso di internet (per le ricerche, per la consultazione di dati, informazioni, e molto altro), l’uso di piattaforme on line di verifica (es. Kahoot), strumenti di Google Classroom.

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  1. Approfondimenti culturali

Ho notato una certa assenza di materiale che apporti conoscenze culturali specifiche. Chiaramente la lingua, in quanto tale, è già di per sé veicolo culturale, ma sarebbe bello poter ritrovare degli specifici approfondimenti culturali. Mi riferisco a testi, descrittivi, narrativi, dialogici, che possano farsi portavoce di una storia d’Italia in maniera puntuale. Non qualcosa che si evinca dal capitolo ma che sia appositamente pensato per una lettura. Un brano con annesso glossario, se e dove necessario.

Per ottimizzare la proposta il testo non dovrebbe essere utilizzato solo come lettura di piacere, ma piuttosto andrebbe corroborato da attività di comprensione: risposte multiple, riordinare le frasi in ordine cronologico/ logico, vero/falso.”

Grazie Giuliana, un caro saluto a tutti gli amici argentini!

Il nostro materiale didattico è in continuo aggiornamento e ampliamento. Invitiamo tutti gli insegnanti e gli studenti a contattarci per presentarci le loro critiche e consigli.

A presto!

“La scrittura terapeutica” di Sonia Scarpante

soniaAbbiamo ricevuto  questo interessante articolo in cui Sonia Scarpante ci presenta il suo lavoro e abbiamo il piacere di condividerlo:

“Mi chiamo Marinella Scarpante detta Sonia, sono nata a Milano nel 1958. Sono  laureata in Architettura al Politecnico di Milano. Nel 2003, dopo una malattia oncologica, ho pubblicato il mio primo libro, un’autobiografia dal titolo Lettere ad un interlocutore reale. Il mio senso, a cui ha fatto seguito Mi sto aiutando con prefazione del Prof. U. Veronesi e Un fiore nella mia anima con prefazione del Dott. Cinieri. Nel settembre 2008 ho pubblicato una raccolta di racconti, All’ombra del Vesuvio, a cui si sono aggiunte due raccolte di poesie: Tracce e Le dimensioni perdute con prefazione di padre Bartolomeo Sorge. Sono presidente dell’Associazione La cura di sé, collaboro con riviste di tipo sociologico e partecipo a Convegni nazionali sul tema della Cura e della scrittura come Cura di sé.  Nell’ottobre 2013 ho pubblicato “La scrittura terapeutica” e nel maggio 2015 “ Parole evolute. Esperienze e Tecniche di Scrittura Terapeutica” con patrocinio e logo LILT, Edi Science.

Perché parlo di Scrittura terapeutica? Quali motivazioni mi spingono a farlo?

Parlo di scrittura terapeutica perché la mia rinascita parte proprio dalla mia autobiografia “Lettere ad un interlocutore reale“. Il mio senso , attraverso cui ho imparato molte cose della vita.

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Che cosa mi ha insegnato quel viaggio autobiografico?

Che la scrittura è veramente un mezzo potente, un aiuto fondamentale per chi è alla ricerca di un miglior equilibrio interiore.

La chiamo “ scrittura terapeutica” perché attraverso il lavorio continuo di una scrittura salvifica, si evince quanto essa ci possa aiutare nell’elaborare anche la sofferenza più acuta, a superare traumi di cui molti di noi portano sul proprio corpo stigmate evidenti, a sciogliere nodi, a risolvere fragilità affettive. A vincere vecchi sensi di colpa.

Grazie alla scrittura ho imparato a confrontarmi con la faccia poliedrica di ciò che ognuno di noi chiama il suo “me stesso”; ho imparato a recuperare un mio senso della vita ; ho imparato a vedere nelle mie emozioni, dando loro parola. Senza temere timore.

La scrittura terapeutica , intesa come ricerca individuale e pratica, incrementa le forze legate all’interiorità e in tal senso migliora la qualità della nostra vita.

Ancora, può essere considerata uno degli strumenti conoscitivi, non ultimo e nemmeno risolutivo, ma confacente al soggetto che ad essa si rivolge per attingere e imparare a sostenersi.

Nel lavoro prima individuale e poi collettivo, che la scrittura può sviluppare, matura una predisposizione più marcata verso chi sta raccontando di sé, un’attenzione più sentita, un senso nuovo della vita altrui e della nostra dove la fiducia diviene elemento dominante, amalgama di sostanziale forza che aiuta a stemperare le complesse vicissitudini dei vissuti.

La scrittura come analisi del sé, nasce quindi da un mio primo lavoro autobiografico pubblicato nel 2003; lavoro faticoso ed alquanto efficace dove la scrittura compulsiva dettava le sue regole in un ritmo incalzante dove la penna era mal sincronizzata sui tempi della mente. Quella scrittura iniziale ha stimolato l’auto-analisi da cui sono affiorate riflessioni di grande interesse cognitivo-emotivo.

Attraverso la narrazione autobiografica ho imparato a svelare me stessa nelle diverse sfaccettature che mi compongono, ho imparato a sanare le relazioni affettive, a sciogliere pericolosi nodi esistenziali, a dare voce e a risolvere anche sensi di colpa, a riconciliarmi con quegli eventi difficili che nella mia vita si erano assopiti e depositati nei meandri della memoria.

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In questo lavoro di scavo sono essenziali due peculiarità, che unite insieme ci saranno di aiuto per imparare ad elaborare e discernere; per questo tragitto della conoscenza bisogna nutrirsi di coraggio nel rivedere e nell’analizzare se stessi e di fiducia in ciò che andiamo a costruire.

La scrittura come cura e conoscenza di sé è un viaggio introspettivo forte e impegnativo in grado di offrire nuove possibilità per ascoltarsi e conoscersi meglio, un viaggio che ci porta su strade nuove e opportunità inimmaginabili.

Durante questo tragitto introspettivo si impara a parlare di emozioni e sentimenti senza sentirsi giudicati, a riconoscere nella storia dell’altro analogie con la propria, a condividere una sofferenza e a diventarne più consapevoli. La possibilità di scrivere su di sé e rivedersi da prospettive differenti anche grazie allo scambio degli altri partecipanti e ai rimandi del conduttore sfocia in una sensazione di benessere psicofisico che risveglia risorse personali fino a prima dimenticate o nascoste.

Il percorso con la scrittura terapeutica finalizzato ad un percorso di crescita personale e di autodeterminazione prende vita all’interno di un gruppo, in cui ogni partecipante invitato a scrivere di volta in volta lettere, tra le quali la prima è indirizzata a se stessi (metodologia pratica che fa riferimento al testo: Parole evolute. Esperienze e tecniche di scrittura terapeutica. Edi Science).

Seguono poi lettere intitolate ai nostri interlocutori e a familiari, nonché lettere incentrate su emozioni e paure o su altre situazioni specifiche con cui ci troviamo spesso a fare i conti.

Il primo importantissimo passo da fare è accettare se stessi, perdonarsi e amarsi. In questa chiave, la scrittura terapeutica è una disciplina introspettiva tendente all’autocura per quella componente di antidepressione ed antistress che contiene.

Tale metodo di scrittura in campo medico viene definito come “terapia coadiuvante” da prescrivere accanto a quella farmacologica per il valido aiuto psicologico che fornisce al paziente. Il termine stesso di “medicina narrativa” della parola scritta come farmaco utile, della scrittura come cura, trova sempre più ampia diffusione in quanto materia di confronto ed incontro tra saperi e competenze convergenti sul soggetto.

I benefici individuali dati da questo “operare con la scrittura” compiuti singolarmente hanno una felice corrispondenza nella condivisione collettiva della lettura: qui i racconti sono liberi da ogni pregiudizio e trovano nel senso di partecipazione e nella naturale accoglienza del gruppo, un motivo in più per rafforzare la volontà di cambiamento della persona nel suo contesto di vita.

La scrittura, dando materialità all’inesistente, quindi, permette di sentirsi e vedersi attori di un’altra realtà.
Da qui l’importanza psicologica che la scrittura riveste nel nostro modo di prefigurare il
cambiamento, di darci una nuova immagine di noi stessi, di prevedere per noi un “io autentico”, tutto da scoprire e da ricostruire.

Possiamo affermare che la scrittura rappresenti una forma di emancipazione, un serio contributo per costruire un domani di persone più appagate e consapevoli.

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Può la Scrittura Terapeutica svilupparsi in Scrittura performativa? Perché possa avvenire questa evoluzione quali aspetti non devono essere tralasciati?

Il lavoro di scavo nelle memorie genitoriali ad esempio è di fondamentale importanza, il tema della casa della propria identità, il legame con i figli, con il proprio compagno, scavare all’interno dei propri sogni ma anche e soprattutto delle proprie resistenze, delle fatiche che si manifestano in stili ripetitivi, ma anche scritture che ci permettano di sviluppare una certa analisi di sé attraverso libere associazioni identificandosi in un elemento naturale, in un oggetto, o in un viaggio. Tutto questo fa sì che la scrittura da terapeutica possa trasformarsi in performativa…

Come scrivo nel mio testo Parole evolute. Esperienze e tecniche di scrittura terapeutica:

So quanto la riflessione scritta su questa tematica possa costare in termini emotivi e di introspezione, ma conosco bene, per averli vissuti in prima persona, anche i benefici cui permette di arrivare, una volta trovato il coraggio di affondare il bisturi nella ferita e di cauterizzarla con l’aiuto della parola scritta.

 

www.lacuradise.it

www.soniascarpante.it

www.scritturaterapeutica.it

UN TUFFO in URUGUAY!

Lo scorso mese di febbraio la casa editrice Panozzo ha presentato il corso di lingua e cultura italiana UN TUFFO nell’AZZURRO

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durante un incontro con la Cooperativa A.DO.C (Agrupación docente cooperativa) presso l’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo.

L’Istituto Italiano di Cultura, Ufficio Culturale dell’Ambasciata d’Italia, organizza dal 1950 corsi di lingua e cultura italiana presso la propria sede in via Paraguay 1177, in uno splendido edificio in stile neoclassico costruito nel 1912 su progetto di Albino Perotti. I corsi si dividono in 6 livelli, 2 basici, 2 intermedi e 2 superiori e seguono i criteri ALTE. Sono gestiti dagli insegnanti della Cooperativa A.DO.C., docenti con una vasta esperienza didattica e grande professionalità.

Gli studenti dell’IIC possono essere soci della biblioteca dove hanno a disposizione piú di 15.000 libri e oltre 1.500 DVD in italiano. Inoltre è possibile assistere a conferenze sulla letteratura, sull’arte e sulla cultura italiana in genere, tenute sia dai docenti dei corsi stessi, sia da specialisti italiani espressamente invitati dall’Istituto.

Annualmente l’Istituto organizza una serie di eventi in occasione della Settimana della Lingua italiana che si celebra nel mese di ottobre.
Le attività culturali dell’Istituto coprono buona parte degli aspetti della cultura italiana e comprendono esecuzioni di concerti, esposizioni d’arte, rassegne cinematografiche, spettacoli teatrali, ecc.

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Lo studio della lingua italiana in Uruguay ha radici molto profonde che risalgono al secolo scorso. Nel1942 infatti, sotto la presidenza di Alfredo Baldomir Ferrari (di chiara discendenza italiana), venne sancita l’obbligatorietà dell’insegnamento nelle scuole pubbliche.

Oltre 60 anni dopo, nel 2006, purtroppo il Governo uruguaiano cancellò questa misura, ma attualmente lo studio dell’italiano è ripreso nelle scuole elementari grazie a un accordo tra l’Ambasciata italiana e il CEIP (Consejo de Eduación Inicial y Primaria) che va avanti dal 2003 e che viene rinnovato ogni anno.

Ringraziamo gli insegnanti che ci hanno accolto con grande gentilezza e ci congratuliamo con loro per l’ottimo lavoro che svolgono nella diffusione dello studio della nostra lingua.

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Muretti a secco, patrimonio dell’Umanità

muretti 2L’UNESCO ha iscritto “L’Arte dei muretti a secco” nella lista degli elementi immateriali dichiarati Patrimonio dell’umanità in quanto rappresentano “una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura” per otto Paesi europei che hanno presentato la candidatura: oltre all’Italia, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera.

murettiNella motivazione dell’Unesco si legge: “L’arte del dry stone walling riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra ammassando le pietre una sull’altra, non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra a secco. Si tratta di uno dei primi esempi di manifattura umana ed è presente a vario titolo in quasi tutte le regioni italiane, sia per fini abitativi che per scopi collegati all’agricoltura, in particolare per i terrazzamenti necessari alle coltivazioni in zone particolarmente scoscese. Le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente.

Tra le regioni italiane promotrici della candidatura c’era la Puglia, per tutelare una tradizione che unisce in pratica tutta la Penisola e ha i suoi punti forti nella Costiera amalfitana, a Pantelleria, alle Cinque Terre, nel Salento e nella Valle d’Itria. Si tratta di una tecnica millenaria che ha avuto nel corso della storia e a seconda delle regioni utilizzi diversi.

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Soprattutto nelle zone costiere e nelle isole italiane i muri a secco sono così comuni che spesso si dimentica la loro importanza storica e sociale. In Puglia, per esempio, ci sono i muretti risalenti all’epoca dei messapi con una struttura a blocchi squadrati poggiati orizzontalmente, che svolgevano il compito di delimitare tenute e poderi.

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In Liguria i muri a secco sono parte integrante delle tecniche agricole dei terrazzamenti.

I muri a secco stanno però scomparendo, per la mancanza di manodopera specializzata e perché l’agricoltura meccanizzata li vede come un ostacolo. La perdita dei muretti a secco non significa soltanto la cancellazione di una testimonianza della nostra storia. La scomparsa o la rarefazione di queste costruzioni incide negativamente sul paesaggio e sull’ambiente. Nei muri a secco sopravvive infatti una ricca fauna e flora, essi sono inoltre un importante elemento di diversificazione ecologica e del paesaggio.

Da http://www.repubblica.it