La testimonianza di Palma e Virginia da Lanciano

Ringraziamo  Palma Altobelli che ci ha mandato la sua testimonianza da Lanciano, in img_1934Abruzzo, con i suoi commenti e le sue impressioni sul nostro materiale didattico.

Palma dirige insieme ad uno staff di insegnanti e alla valida collaborazione di sua figlia Virginia Masciangelo, la scuola  ATHENA, con sede nella cittadina abruzzese in provincia di Chieti, celebre per il miracolo eucaristico di Lanciano:  nella prima metà dell’ VIII secolo mentre un sacerdote stava celebrando la messa al momento della consacrazione l’ostia e il vino si sarebbero trasformati in carne e sangue. 01Le reliquie del fenomeno, il più noto nel suo genere, sono conservate all’interno della  chiesa di San Francesco, nello storico quartiere Borgo.San Francesco

 

 

 

 

 

 

 

Ecco cosa ci scrive Palma:

“Il libro di testo Un Tuffo nell’azzurro, che noi usiamo fin dalla pubblicazione della prima edizione, nella sua snellezza (grandissimo pregio), vivacità, ordine espositivo sottende rigore metodologico e profonda conoscenza della lingua italiana derivante dalla conoscenza delle lingue classiche.

Tutti i nostri studenti amano questo testo e lo trovano piacevolissimo!Immagine_Staff

Mia figlia Virginia, che insegna nella nostra scuola, ha evidenziato questi punti:

Mi piace il corso di lingua italiana ‘Un tuffo nell’azzurro’ perché:

1) è un libro chiaro, basato sulla comunicazione, dalla grafica efficace, d’effetto;

2) è sintetico, non dispersivo;

3) le letture sono interessanti, stimolanti e offrono spunti di conversazione sia agli adulti che agli adolescenti,

4) è un libro leggero, che può essere facilmente portato duranti i viaggi in aereo, senza rappresentare un peso inutile;

5) è ottimo per noi che abbiamo per lo più studenti che frequentano il corso per 1-2 settimane e che riescono ad affrontare temi grammaticali senza dover seguire storie ed episodi  che potrebbero tediarli;

6) è ottimo anche per chi segue il corso per 4-6 mesi perché ha la soddisfazione di passare dal livello A1-B1 del Tuffo al livello B2-C1 del Tuffo II;

7) il Tuffo 1 e il Tuffo 2 rispecchiano la simpatia e la curiosità intellettiva dell’Autrice.”

Grazie di cuore a Palma e Virginia, arrivederci presto nel bellissimo Abruzzo!

Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Patrizia Ronchetti

patrizia leedsPatrizia Ronchetti ci scrive da Leeds dove lavora come Tutor di Lingua Italiana e PGCHE Fellow presso la Leeds Beckett University dal 2005; Patrizia è anche una valida collaboratrice da molti anni per la stesura e la revisione delle nuove ristampe di UN TUFFO nell’AZZURRO. Ecco la sua testimonianza:

1. Qual è l’interesse verso la lingua e la cultura italiana a Leeds? 

Esiste molto interesse per la lingua e cultura italiana a Leeds. I miei studenti sono principalmente adulti e studenti post graduate che hanno un legame con il nostro Bel Paese. Studenti che vogliono approfondire la lingua per lavoro, perché hanno casa in Italia o solo per amore per lo studio. Questo interesse lo esprimono venendo alle classi ma anche partecipando a workshop e incontri di conversazione che organizzo al di fuori del discorso universitario. E vi assicuro che la partecipazione è sempre alta e piena di entusiasmo.leeds

2. Per quali motivi i tuoi studenti sono interessati a studiare l’italiano? 

Come accennato sopra, amano la storia e soprattutto la cultura del nostro Paese. Molti sono professionisti che per lavoro hanno la necessità di parlare italiano e quindi frequentano corsi di Business Italian, altri hanno una casa in Italia e molto spesso in località dove non si parla inglese e quindi vogliono comunicare in maniera efficace con la gente del posto e conoscere meglio il luogo in cui vivono.                                                Molti studenti scelgono l’italiano per la musicalità della lingua o anche perché hanno radici italiane e desiderano consolidare il loro senso di appartenenza. Ho molti studenti che hanno nonni o addirittura bisnonni che vengono dall’Italia.

3. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano gli studenti durante lo studio? 

Lo studio della grammatica è uno scoglio per alcuni, gli studenti inglesi hanno una concezione dello studio grammaticale molto lontano da noi. In Italia abbiamo una pratica e una conoscenza superiore dei termini grammaticali e di come è strutturata una frase. Quando uno studente si ritrova a studiare una lingua, soprattutto una lingua come l’italiano, viene messo di fronte a terminologie e a schemi che a volte fatica a comprendere. Ma quando si entra nel meccanismo (e il tutor deve essere bravo in questo) poi lo studio diventa un piacere e una conquista.

4. Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

leeds 10Come insegnante, trovo difficile trovare testi e materiale aggiornati e al passo con i tempi. Vorrei vedere più entusiasmo e anche più inventiva e creatività negli strumenti da offrire oggi agli studenti. I social media e la tecnologia ormai sono pane quotidiano e mi piacerebbe vedere più stimoli in questo ambito. Inoltre mi piacerebbe uno sviluppo maggiore di momenti di incontro come conferenze e workshop per insegnanti di lingua italiana e anche per studenti. Un network di idee che possa dare più vita alla nostra lingua, metterla al passo coi tempi e farla conoscere sempre di più.

 

Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Raffaella Mencherini

Pubblichiamo oggi una nuova testimonianza che ci arriva da Pavia:

“Mi chiamo Raffaella Mencherini, vivo e lavoro a Pavia. Sono laureata in Lingue e Letterature Straniere, ma dal 2001 mi dedico esclusivamente all’insegnamento dell’italiano a stranieri dopo aver conseguito la Certificazione Ditals di II livello e il Master Itals in Progettazione avanzata dell’insegnamento di lingua e cultura italiane per stranieri dell’Università di Venezia. Dal 2013 sono diventata uno dei tutor di questo Master. In questi anni ho lavorato con moltissime tipologie di apprendenti: bambini e adolescenti nelle scuole pubbliche, universitari, richiedenti asilo, adulti liberi professionisti. Al momento collaboro con l’Università di Pavia come insegnante di italiano per studenti Erasmus o provenienti da paesi extraeuropei.

1. Qual è l’interesse verso la lingua e la cultura italiana nel tuo paese / nella tua città?

Pavia è una piccola città universitaria con una lunga tradizione, in particolare per le facoltà scientifiche. E’ definita a “misura d’uomo”, ma proprio per questo è apprezzata dagli studenti, che riescono a conoscerla e viverla in tutti i suoi aspetti. Trascorrere un periodo di studio a Pavia è anche l’occasione per visitare alcune delle città italiane più note (Milano è a mezz’ora da qui) o di scoprire delle bellezze inaspettate anche in piccoli centri; in questi viaggi i miei studenti ci tengono ad esprimersi in italiano, riconoscendo l’importanza della lingua “viva”. Negli ultimi anni è aumentato anche il numero di chi mi chiede consigli su libri e film italiani da leggere e vedere in lingua originale, così come quello di chi, una volta tornato a casa, rimane in contatto attraverso i social con me o con i compagni di corso per continuare a usare l’italiano.

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2. Per quali motivi i tuoi studenti sono interessati a studiare l’italiano?

I motivi che spingono i miei studenti a scegliere l’italiano sono diversi: il principale è che la maggior parte di loro segue corsi di laurea in italiano e sente con urgenza il bisogno di migliorare la lingua per sostenere esami e seguire le lezioni; molti, una volta tornati nel loro Paese, sperano di lavorare mantenendo rapporti con l’Italia. Poi ci sono ragazzi attratti dalle nostre arti: c’è chi frequenta un’accademia nella vicina Milano o il conservatorio cittadino. Ci sono studenti che avevano già visitato l’Italia come turisti e hanno poi deciso di seguire uno/due semestri qui affascinati dal paesaggio, dalla cultura e dal calore della gente.

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3. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano gli studenti durante lo studio?

I corsi universitari accolgono studenti di madrelingua diversa, ma in generale, le difficoltà maggiori sono sulla pronuncia e l’ortografia (le doppie, per esempio, che a seconda delle regioni sono più o meno riconoscibili nel parlato e quindi difficili da trasferire nello scritto). Anche la grammatica ha le sue complessità, per esempio penso alla scelta dell’ausiliare nella formazione del passato prossimo. Io parlo inglese, tedesco e un po’ di spagnolo, ma mi piace interessarmi delle particolarità delle lingue di tutti i miei studenti per cercare di capire dove potrebbero incontrare maggiori problemi.

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4. Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

Da quando ho iniziato a lavorare ho notato una proposta sempre maggiore e diversificata di materiali e ausili per la didattica. E’ anche vero che gli apprendenti e i loro interessi cambiano velocemente e sono sempre necessari strumenti aggiornati e accattivanti. Da questo punto di vista credo che internet e i social network possano darci un grande aiuto: sono facilmente fruibili e rendono insegnanti e studenti più vicini. Nelle lezioni in presenza però io non sostituirei del tutto il libro cartaceo: molti studenti lo chiedono, per avere in un unico strumento grammatica ed esercizi.”

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31° Salone Internazionale del Libro di Torino

Il 31° Salone Internazionale del Libro è stato inaugurato oggi  giovedì 10 e continuerà fino a lunedì 14 maggio 2018.

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Il Salone Internazionale del Libro è il biglietto da visita dell’editoria italiana nel mondo. Per cinque giorni, da Paesi di ogni continente arriveranno al Lingotto Fiere di Torino editori, scrittori, scienziati, registi, artisti, musicisti, premi Nobel, premi Pulitzer, premi Goncourt, premi Oscar per parlare fondamentalmente della costruzione di un futuro comune in cui sia sensato vivere.

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Quest’anno al Salone ci sarà tutta l’editoria italiana, ci saranno gli editori indipendenti e i grandi gruppi. 
Nell’idea di Salone del Presidente Massimo Bray e del Direttore Nicola Lagioia c’è il fatto che esso non sia solo una vetrina di eventi ma un grande produttore di contenuti culturali. Il Salone, sotto questo profilo, ha un enorme privilegio. Ogni anno a Torino arrivano alcune delle migliori menti del pianeta: scrittori, scienziati, economisti, artisti, registi, musicisti… Il Salone ha chiesto a tutti loro di ragionare insieme sull’idea di futuro: come sarà il mondo che ci aspetta?

Un giorno, tutto questo “ è il tema proposto quest’anno: che cosa ne sarà? Un giorno, tutto questo… sarà bellissimo. Oppure: Un giorno, tutto questo… sarà in pericolo… o sarà perduto. Un giorno, tutto questo… sarà il migliore dei mondi possibili. Oppure: Un giorno, tutto questo… sarà sotto minaccia, e dovremo difenderlo. Un giorno, tutto questo… sarà il posto in cui noi o i nostri figli saremo felici di poter vivere.

Per capirlo, gli organizzatori hanno chiesto alle migliori menti del nostro tempo di rispondere a cinque grandi domande sulla contemporaneità, cinque domande fondamentali per il tempo che ci aspetta.

Volete provare a rispondere anche voi? Ecco le cinque domande:

  1. Chi voglio essere? La nostra identità è in continua costruzione. Nell’epoca del culto di sé, chi aspiriamo a essere? Che rapporto c’è oggi tra l’essere se stessi, il conoscere se stessi e il diventare se stessi?

  1. Perché mi serve un nemico? I confini ci proteggono oppure ci impediscono di incontrarci e cooperare? Come e perché li tracciamo? Abbiamo bisogno di costruirci un nemico per poter sperare di non averne?

  1. A chi appartiene il mondo? Tra cent’anni la nostra Terra potrebbe essere meno accogliente di oggi. La forbice tra ricchi e poveri si allarga. Il lavoro si trasforma e può ridursi. Milioni di persone sono costrette a lasciare la propria casa. Di chi è il mondo? Chi deve prendersene cura?

  1. Dove mi portano spiritualità e scienza? Scienza e religione hanno dato forma alla nostra storia e al nostro pensiero. Ma sono state usate anche come strumenti di oppressione. C’è oggi una promessa di cambiamento e di futuro nella spiritualità delle religioni, nel rigore nelle scienze? O altrove?

  1. Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione? La creazione artistica può bastare a se stessa? O deve porsi l’obiettivo di cambiare le cose? Libertà o rivoluzione: cos’è l’arte, e che cosa deve e può dare a tutti noi?

torino 3Le domande sono state inviate a numerosi, importanti intellettuali del nostro tempo. Le risposte stanno arrivando nella forma espressiva che gli interpellati preferiscono (testiimmaginitracce audio e video). Esse verranno divulgate in diverse forme durante i giorni del Salone e nelle settimane precedenti. Una quindicina di contributi diventeranno podcast audio grazie alla collaborazione con Audible (www.audible.it), che affiderà alla voce dei suoi attori la lettura di alcuni di essi.

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Il manifesto di Manuele Fior

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Proseguendo sulla strada intrapresa nel 2017 di affidare l’immagine-simbolo del Salone a un noto disegnatore e graphic novelist, dopo Gipi con “Oltre il confine”, a illustrare il Salone 2018 e il suo tema «Un giorno, tutto questo» è Manuele Fior. Nato a Cesena nel 1975, laureato in architettura, Fior è autore di graphic novel pluripremiate fra cui “Cinquemila chilometri al secondo” (2010).

Per ulteriori informazioni: 

http://www.salonelibro.it/it/salone-2018.html