400 anni di misteri su William Shakespeare

Essere o non essere” è probabilmente una delle frasi più celebri della letteratura di tutti i tempi.

William Shakespeare continua, a 400 anni dalla sua scomparsa, avvenuta secondo la storiografia più attendibile  il 23 aprile del 1616, a far parlare di sé e delle sue opere. Su di lui e sulla sua vita si sa poco,  le teorie sulla sua identità e sulla sua morte (forse per sifilide o per febbre) si moltiplicano: nei secoli sono fiorite varie leggende e supposizioni, compresa quella che non sia mai esistito o che fosse  lo pseudonimo di altri scrittori, ma questo non cambia il fatto che i suoi 37 testi teatrali, tragedie e commedie, da quattro secoli continuamente rappresentati nei teatri di tutto il mondo o trasformati in film di grande successo, siano una delle espressioni più alte della letteratura occidentale. Grandiosa la sua capacità di indagare il cuore e l’animo umano, i sospiri d’amore così come la crudeltà, il desiderio di potere come l’incertezza e l’introspezione esistenziale.

Ma perché Shakespare ha ambientato tante sue opere in Italia?

Romeo e Giulietta a Verona e Mantova
Otello a Venezia
Molto rumore per nulla a Messina
La bisbetica domata a  Padova
Il mercante di Venezia a Venezia                                                                                                       Giulio Cesare e Tito Andronico a Roma
I due gentiluomini di Verona                                                                                                                      e persino La Tempesta

Shakespeare al cinema
Romeo e Giulietta Regista: Franco Zeffirelli Anno: 1968 Non è l’unico film di Zeffirelli tratto da un’opera di Shakespeare – nel 1967 girò La bisbetica domata e nel 1990 Amleto – ma è quello più famoso e di solito più apprezzato. Del film si parò molto anche perché Zeffirelli scelse come protagonisti due attori adolescenti – Leonard Whiting e Olivia Hussey – e quindi di un età simile a quella dei protagonisti dell’opera di Shakespeare. Nel film c’è però una scena di nudo girata da Whiting e Hussey e la cosa creò non pochi problemi per la distribuzione del film.
Shakespeare al cinema
Romeo + Giulietta di William Shakespeare Regista: Baz Luhrmann Anno: 1997 Il riferimento a Shakespeare nel titolo non potrebbe essere più esplicito di così. Il film è un adattamento della storia di Romeo e Giulietta, ambientato però negli anni Novanta in un sobborgo di Los Angeles. Il sobborgo si chiama Verona Beach: non esiste davvero, è un misto tra Venice Beach – un vero quartiere di Los Angeles – e Verona, l’ambientazione originale della storia di Shakespeare. Giulietta è interpretata da Claire Danes, Romeo è invece interpretato – per i due che non dovessero saperlo – da Leonardo DiCaprio.

I paesaggi italiani ricorrono così spesso nelle opere di William Shakespeare, rappresentando lo sfondo di molti tra i più importanti capolavori teatrali (ben 15 su 37) realizzati dal celebre drammaturgo inglese tra il XVI e il XVII secolo. Si tratta di una semplice coincidenza o di un autentico enigma?

L’interrogativo affascina da tempo appassionati e studiosi e ha creato materiale per ricerche universitarie e approfondimenti vari sul tema. Sollevata anche dal prestigioso quotidiano inglese “The Times”, la questione riguarderebbe ben più che una semplice scelta stilistica di ambientazione narrativa, lasciando emergere l’affascinante teoria secondo cui William Shakespeare sarebbe italiano e non inglese! La grande conoscenza dell’Italia e della sua cultura ne sarebbero luna prova importante.

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Come si traduce letteralmente il cognome “Shakespeare”? Shake the speare o shake speare –  vuole dire scrolla la lancia o Scrolla Lanza, che  ci riporta al cognome di una nobildonna messinese, sicuramente di una certa cultura, Guglielma Crollalanza, sposata con un medico, Giovanni Florio, e madre di Michelangelo Florio Crollalanza, un tragediografo siciliano quasi sconosciuto, vissuto nella stessa età del ben più noto drammaturgo inglese.

La chiave del mistero sarebbe l’anno 1564, anno in cui nasce Shakespeare  e muore Calvino.  È il periodo in cui l’Inquisizione è alla ricerca della famiglia Florio-Crollalanza, una coppia di eretici che fuggono nel Veneto con il figlio Michelangelo e a Treviso acquistano Casa-Otello in cui si diceva che un marito geloso avesse ucciso la moglie, che neanche a dirlo si chiamava Desdemona: un’incredibile coincidenza! Michelangelo Florio Crollalanza studia a Venezia, Padova e Mantova, viaggiando tra la Danimarca, la Grecia, la Spagna e l’Austria. Poi torna in Italia e si innamora di Giulietta: la storia tra i due finisce male e pare che Giulietta muoia suicida, un’altra strana coincidenza!

Secondo un articolo pubblicato sul Times nel 2000, Shakespeare e Michelangelo Florio Crollalanza sarebbero  la stessa persona, partito dalla Sicilia all’età di 24 anni per fuggire a Londra a causa dell’Inquisizione, che perseguitava il giovane, perché convinto calvinista e che qui aveva cambiato il suo nome nell’equivalente inglese.

Sembra anche che i contemporanei di Shakespeare trovassero che il Bardo avesse un accento strano: forse per la sua origine italiana?

Possibile quindi che Shakespeare fosse veramente di Messina, città in cui ambienta “Troppo rumore per nulla”? Sembra anche che Crollalanza abbia scritto in  messinese un’opera intitolata “Troppu trafficu pì nnenti”, ben cinquanta anni prima dell’omonima opera inglese, di cui sembra esserne proprio la versione originaria? Così tante coincidenze da sembrare costruite a tavolino!

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Beh, ci siamo voluti divertire un po’, per ricordare questo grande rappresentante della letteratura mondiale!

E finiamo con un’altra grande coincidenza: il 23 aprile cadrebbe  il duplice anniversario della morte, nel 1616, di William Shakespeare e di un’altra vetta della letteratura mondiale,  Miguel de Cervantes. O meglio cadrebbe perché in realtà, mentre la Spagna aveva adottato il calendario gregoriano, l’Inghilterra usava ancora quello giuliano. Quindi dobbiamo dedurre che Cervantes è deceduto undici giorni dopo Shakespeare.

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Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Alessandra Martinetto

Con piacere riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza di una nuova nostra collaboratrice, Alessandra Martinetto, di Torino.

“Negli ultimi anni il mondo dell’insegnamento ha subito notevoli cambiamenti, l‘ultimo di questi è la possibilità di fare lezione in tutto il mondo utilizzando computer, connessione a internet e una webcam collegata a un software per videochiamare gli studenti.

Per aiutare a capire di cosa si tratta a chi volesse intraprendere questa strada, Italiano in Corso mi ha chiesto, in qualità di  docente di italiano L2/LS di raccontare la mia esperienza.

Sono Alessandra Martinetto, 34 anni, di Torino, laureata in Scienze della Mediazione Linguistica e con certificazione TEFL (per l’insegnamento dell’inglese come lingua straniera), ho iniziato la mia carriera nel campo dell’insegnamento nel 2007 come docente di inglese per le classi prime e seconde presso la scuola primaria paritaria “Virginia Agnelli” di Torino dove tutt’ora continuo a lavorare.

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Dal 2014 al 2015 ho frequentato il corso di specializzazione e perfezionamento in “Didattica dell’Italiano come L2/LS” presso la scuola di italiano “Ciao Italy” di Torino. Da un anno insegno italiano a studenti stranieri sia in aula che online.

Lavoro anche nel campo della creazione di materiale didattico per vari siti web di italiano L2/LS e gestisco il blog Italiano da zero(www.italianodazero.wordpress.com) in cui gli studenti possono esercitarsi attraverso gli esercizi interattivi che  realizzo su Quizlet.

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Nel 2015 ho conosciuto la casa editrice Panozzo Editore di Rimini dove ho avuto occasione di creare esercizi di didattica dell’italiano LS – L2 per il sito dei libri di testo “Un Tuffo nell’azzurro” (www.untuffonellazzurro.com ) e di partecipare alla  revisione del libro di lettura per bambini in inglese “My friend Robin”. Attualmente continuo questa collaborazione creando gli esercizi interattivi per il blog “Gioca e impara con Robin”.

Da quanto tempo insegni la lingua italiana online e chi sono principalmente i tuoi studenti?

Da un anno insegno per la scuola russa “Language Life” e da qualche mese per la piattaforma giapponese “Cafè talk”.

Ho lezioni settimanali di 1 ora che variano dal livello A1 al C1, seguiti principalmente da giovani adulti (25-35 anni) ma anche da over 60. I corsi possono durare da qualche settimana a parecchi mesi, dipende dalle esigenze degli studenti. Se lo studente si trova a suo agio con il docente e apprezza il corso, continuerà le lezioni per molto tempo (ho un’allieva spagnola che da un anno fa un’ora di conversazione alla settimana anche se ormai parla molto bene l’italiano!).

Per quali motivi sono interessati a studiare l’italiano?

I giovani lo studiano soprattutto per motivi lavorativi e quindi hanno bisogno di corsi personalizzati sia per quanto riguarda gli orari delle lezioni che per il materiale da utilizzare durante le lezioni.

Nei corsi “over 60”, gli studenti imparano la nostra lingua perché vogliono venire in Italia e poter comunicare in modo autonomo.

Ultimamente, mi è stato chiesto di attivare un corso di italiano per dei musicisti giapponesi utilizzando i testi di canzoni sia liriche che del panorama musicale italiano attuale e del passato.

Qual è l’interesse verso la lingua e la cultura italiana nel tuo paese/ città?

In questi ultimi anni l’interesse per l’italiano oltre che per l’Italia è cresciuto molto. Il fatto di poter studiare con un docente madrelingua senza muoversi da casa ha aiutato molto la diffusione dell’italiano come lingua di studio.

Tutti i miei studenti sono stati in Italia varie volte e studiano l’italiano perché contano di tornarci nuovamente per restarci più a lungo e mettere in pratica ciò che hanno studiato. Il nostro paese ha delle ricchezze storiche e artistiche che non hanno paragoni e che all’estero sono molto apprezzate.

Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano i tuoi studenti durante lo studio?

Lo scoglio più grande è la pronuncia poiché alcuni suoni italiani mancano completamente in altre lingue, come ad esempio nel giapponese.

Per evitare che diventi un problema bisogna incoraggiare molto gli studenti e adottare strategie che li aiutino da subito a vedere dei miglioramenti nel percorso di apprendimento. Io uso molto alcuni video di Youtube che gli studenti trovano molto utili per esercitarsi tra una lezione l’altra.

Lo stesso discorso vale per la grammatica. Ad esempio, se in una lingua mancano gli articoli (come nel russo),  lo studente non avrà termini di paragone con la sua lingua madre e farà molta più fatica a comprendere come e quando usarli. Bisogna spiegare le regole in modo graduale e fare molto esercizio, inutile passare ad un altro argomento se quello appena affrontato non è consolidato. L’allievo rischia di fare solo confusione e di demoralizzarsi non vedendo risultati nel suo apprendimento.

È molto importante variare le attività durante la lezione per mantenere vivi l’attenzione e l’interesse dello studente nonostante le difficoltà dell’argomento proposto.

Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

Credo che prima di tutto dobbiamo essere noi italiani orgogliosi della nostra lingua e del nostro paese. Sembra incredibile ma gli stranieri conoscono meglio di noi le bellezze artistiche del territorio e ce le invidiano!

Per quanto riguarda l’insegnamento in Italia manca ancora il totale riconoscimento del docente di lingua italiana L2/LS, ruolo che non può essere svolto da un’insegnante di italiano tradizionale poiché si tratta di insegnamenti molto diversi e che richiedono studi specifici. Negli ultimi tempi sembra che qualcosa stia cambiando ma i tempi sembrano ancora molto lunghi per arrivare a una piena consapevolezza dell’importanza che questa nuova figura ricopre nell’insegnamento, soprattutto come aiuto nell’inserimento degli studenti stranieri nelle scuole italiane.

 

Umberto Eco, frasi celebri e aforismi

È recentemente scomparso Umberto Eco, scrittore, filosofo e semiologo ed esperto di media. Era nato il 5 gennaio 1932 a Alessandria ed è morto il 19 febbraio 2016 a Milano.

 

Di lui il giornalista Ferruccio De Bortoli ha scritto: “Addio a Umberto Eco, scopritore di quello che siamo e inventore di quello che vorremmo essere: il senso delle parole, il senso della vita”.eco 4

Presentiamo qui  una piccola raccolta delle sue frasi più celebri, citazioni e aforismi, giochi di parole e di logica: Umberto Eco ha regalato ai suoi lettori un nuovo modo di leggere il mondo, utilizzando le parole con la cura e l’attenzione che l’hanno reso uno degli intellettuali italiani più apprezzati di tutti i tempi.

  •  Per me l’uomo  colto è colui che sa dove andare a cercare l’informazione  nell’unico momento della sua vita in cui gli serve.
  • Si può essere colti sia avendo letto dieci libri che dieci volte lo stesso libro. Dovrebbero preoccuparsi solo coloro che di libri non ne leggono mai. Ma proprio per questa ragione essi sono gli unici che non avranno mai preoccupazioni di questo genere.
  • Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.
  • I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare.eco7
  • Uno dei malintesi che dominano la nozione di biblioteca è che si vada in biblioteca per cercare un libro di cui si conosce il titolo. In verità accade sovente di andare in biblioteca perché si vuole un libro di cui si conosce il titolo, ma la principale funzione della biblioteca, almeno la funzione della biblioteca di casa mia e di qualsiasi amico che possiamo andare a visitare, è di scoprire dei libri di cui non si sospettava l’esistenza, e che tuttavia si scoprono essere di estrema importanza per noi.
  • Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza.
  • Il computer non è una macchina intelligente che aiuta le persone stupide, anzi è una macchina stupida che funziona solo nelle mani delle persone intelligenti.
  • Cos’è la filosofia? Scusate il mio conservatorismo banale, ma non trovo ancora di meglio che la definizione che ne dà Aristotele nella Metafisica: è la risposta a un atto di meraviglia.
  • L’umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per sbaglio.
    Solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull’autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli.
  • Il comico e l’umorismo sono il modo in cui l’uomo cerca di rendere accettabile l’idea insopportabile della propria morte o di architettare l’unica vendetta che gli è possibile contro il destino o gli dei che lo vogliono mortale.eco 6
  • La televisione dà la cultura a chi non ce l’ha e la toglie a chi ce l’ha.
  • C’è una sola cosa che si scrive solo per se stesso, ed è la lista della spesa. Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro. Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno.
  • Di qualsiasi cosa i mass media si stanno occupando oggi, l’università se ne è occupata venti anni fa e quello di cui si occupa oggi l’università sarà riportato dai mass media tra vent’anni. Frequentare bene l’università vuol dire avere vent’anni di vantaggio. È la stessa ragione per cui saper leggere allunga la vita. Chi non legge ha solo la sua vita, che, vi assicuro, è pochissimo. Invece noi quando moriremo ci ricorderemo di aver attraversato il Rubicone con Cesare, di aver combattuto a Waterloo con Napoleone, di aver viaggiato con Gulliver e incontrato nani e giganti. Un piccolo compenso per la mancanza di immortalità.
  • I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. (parlando ai giornalisti, durante la cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei media)
  • La gente crede solo a quello che sa già.
  • Quand’anche Gesù fosse – per assurdo – un personaggio inventato dagli uomini, il fatto che abbia potuto essere immaginato da noi bipedi implumi, di per sé sarebbe altrettanto miracoloso (miracolosamente misterioso) del fatto che il figlio di un Dio si sia veramente incarnato. Questo mistero naturale e terreno non cesserebbe di turbare e ingentilire il cuore di chi non crede.
  • Se Dio esistesse, sarebbe una biblioteca.

Ed infine, il finale del suo romanzo più celebre, “Il nome della rosa”:

  • Fa freddo nello scriptorium, il pollice mi duole. Lascio questa scrittura, non so per chi, non so più intorno a che cosa: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.