Collabora con noi!

In occasione della  stesura e revisione di nuovo materiale didattico di prossima pubblicazione, Panozzo Editore di Rimini invita tutti gli insegnanti di ITALIANO LS – L2 a collaborare con i suoi autori.

Gentili Insegnanti,
se conoscete e/o utilizzate per le vostre lezioni il corso di lingua e cultura italiana per stranieri UN TUFFO NELL’AZZURRO vi chiediamo di mandarci un breve testo o video messaggio in cui ci spiegate per quale motivo avete scelto il nostro libro e che cosa preferireste cambiare o modificare: ogni critica, osservazione e suggerimento è prezioso per migliorare il nostro lavoro!

 

Per maggiori informazioni potete contattarci al nostro indirizzo email:
info@panozzoeditore.com
e seguirci su questo sito che aggiorneremo durante lo svolgersi del lavoro.

Tutti i collaboratori che apporteranno il loro contributo al progetto verranno citati nell’opera e riceveranno copie omaggio dei volumi pubblicati.

Grazie a tutti coloro che vorranno aiutarci.

Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Patrizia Ronchetti

patrizia leedsPatrizia Ronchetti ci scrive da Leeds dove lavora come Tutor di Lingua Italiana e PGCHE Fellow presso la Leeds Beckett University dal 2005; Patrizia è anche una valida collaboratrice da molti anni per la stesura e la revisione delle nuove ristampe di UN TUFFO nell’AZZURRO. Ecco la sua testimonianza:

1. Qual è l’interesse verso la lingua e la cultura italiana a Leeds? 

Esiste molto interesse per la lingua e cultura italiana a Leeds. I miei studenti sono principalmente adulti e studenti post graduate che hanno un legame con il nostro Bel Paese. Studenti che vogliono approfondire la lingua per lavoro, perché hanno casa in Italia o solo per amore per lo studio. Questo interesse lo esprimono venendo alle classi ma anche partecipando a workshop e incontri di conversazione che organizzo al di fuori del discorso universitario. E vi assicuro che la partecipazione è sempre alta e piena di entusiasmo.leeds

2. Per quali motivi i tuoi studenti sono interessati a studiare l’italiano? 

Come accennato sopra, amano la storia e soprattutto la cultura del nostro Paese. Molti sono professionisti che per lavoro hanno la necessità di parlare italiano e quindi frequentano corsi di Business Italian, altri hanno una casa in Italia e molto spesso in località dove non si parla inglese e quindi vogliono comunicare in maniera efficace con la gente del posto e conoscere meglio il luogo in cui vivono.                                                Molti studenti scelgono l’italiano per la musicalità della lingua o anche perché hanno radici italiane e desiderano consolidare il loro senso di appartenenza. Ho molti studenti che hanno nonni o addirittura bisnonni che vengono dall’Italia.

3. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano gli studenti durante lo studio? 

Lo studio della grammatica è uno scoglio per alcuni, gli studenti inglesi hanno una concezione dello studio grammaticale molto lontano da noi. In Italia abbiamo una pratica e una conoscenza superiore dei termini grammaticali e di come è strutturata una frase. Quando uno studente si ritrova a studiare una lingua, soprattutto una lingua come l’italiano, viene messo di fronte a terminologie e a schemi che a volte fatica a comprendere. Ma quando si entra nel meccanismo (e il tutor deve essere bravo in questo) poi lo studio diventa un piacere e una conquista.

4. Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

leeds 10Come insegnante, trovo difficile trovare testi e materiale aggiornati e al passo con i tempi. Vorrei vedere più entusiasmo e anche più inventiva e creatività negli strumenti da offrire oggi agli studenti. I social media e la tecnologia ormai sono pane quotidiano e mi piacerebbe vedere più stimoli in questo ambito. Inoltre mi piacerebbe uno sviluppo maggiore di momenti di incontro come conferenze e workshop per insegnanti di lingua italiana e anche per studenti. Un network di idee che possa dare più vita alla nostra lingua, metterla al passo coi tempi e farla conoscere sempre di più.

 

Una gentile lettera dal Brasile!

Questa nuova testimonianza ci arriva da una professoressa che collabora con noi da diversi anni per la revisione del nuovo materiale didattico, Maria do Carmo Franceschini Ekman.  Brasile 7

Maria do Carmo vive a Taubaté, vicino a San Paolo e pubblichiamo con molto piacere la lettera con il racconto della sua esperienza.

“Mi chiamo Maria do Carmo Franceschini Ekman e sono italo-brasiliana. Faccio l’insegnante di italiano da moltissimi anni.

Mi piacerebbe raccontare una piccola storia a tutti quelli che leggeranno queste righe.

brasile 5Parlare di “Un Tuffo nell’Azzurro” è come parlare di un caro amico che ho conosciuto quando ho vissuto in Svezia a Gotemburgo.

Lì ho aperto il Comitato di Gotemburgo della “Società Dante Alighieri” del quale sono stata presidente e ho lavorato come insegnante di italiano in due scuole di lingue. Ma avevo un problema: non riuscivo a trovare in tutta Scandinavia un libro di italiano solo in italiano. C’erano parecchi libri ma con tanta traduzione in svedese o inglese. E gli allievi, di ogni nazionalità non riuscivano a memorizzare i vocaboli italiani, guardavano sui libri soltanto la loro madrelingua.

Ero praticamente disperata quando un’amica italiana, anche lei insegnante di italiano, mi ha dato il recapito di Patrizia Bacci. E da quel momento in poi il mio problema è stato risolto con “Un Tuffo nell’Azzurro”.

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Può sembrare un libro semplice, però ideato e scritto da due linguisti pieni di competenza grammaticale e pedagogica. E la cosa più bella, è tutto in italiano!

Subito ho cominciato a usarlo e siccome è stato gradito dai miei allievi, non ho più smesso di indicarlo. In Svezia è stato, ed è ancora un vero successo e lo è pure qui in Brasile.

Nel 2011 ho finalmente conosciuto gli autori di persona perché sono stati qui da me a Taubaté dove abito. Mi è sembrato di conoscerli da sempre! 

Adesso impartisco lezioni private sempre con il loro materiale didattico.

E questo libro si è anche rivelato come un prezioso strumento di lavoro sia nelle lezioni di presenza che nelle lezioni on-line che impartisco ad allievi sparsi in diversi paesi europei. Spiegazioni chiare, note culturali, un glossario che è un vero gioiello, giochi, esercizi che funzionano, ecco alcuni pregi di questo lavoro.

Desidero che il libro non cambi molto, però gli esercizi con gli articoli determinativi potrebbero essere molti di più. Se potessi chiedere ancora qualche altra cosa, allora penserei al CD che potrebbe diventare un USB, giacché i nuovi computer non hanno più con il lettore CD. E il libro cartaceo potrebbe diventare virtuale. Bene, sarebbe una cosa a cui pensare, no?

Auguro a tutti gli insegnanti di italiano che siano tanto felici utilizzando questo libro per i loro corsi come lo sono io fino ad oggi  Un grande saluto a tutti dal Brasile! “

Grazie di cuore, Maria do Carmo!  

Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Raffaella Mencherini

Pubblichiamo oggi una nuova testimonianza che ci arriva da Pavia:

“Mi chiamo Raffaella Mencherini, vivo e lavoro a Pavia. Sono laureata in Lingue e Letterature Straniere, ma dal 2001 mi dedico esclusivamente all’insegnamento dell’italiano a stranieri dopo aver conseguito la Certificazione Ditals di II livello e il Master Itals in Progettazione avanzata dell’insegnamento di lingua e cultura italiane per stranieri dell’Università di Venezia. Dal 2013 sono diventata uno dei tutor di questo Master. In questi anni ho lavorato con moltissime tipologie di apprendenti: bambini e adolescenti nelle scuole pubbliche, universitari, richiedenti asilo, adulti liberi professionisti. Al momento collaboro con l’Università di Pavia come insegnante di italiano per studenti Erasmus o provenienti da paesi extraeuropei.

1. Qual è l’interesse verso la lingua e la cultura italiana nel tuo paese / nella tua città?

Pavia è una piccola città universitaria con una lunga tradizione, in particolare per le facoltà scientifiche. E’ definita a “misura d’uomo”, ma proprio per questo è apprezzata dagli studenti, che riescono a conoscerla e viverla in tutti i suoi aspetti. Trascorrere un periodo di studio a Pavia è anche l’occasione per visitare alcune delle città italiane più note (Milano è a mezz’ora da qui) o di scoprire delle bellezze inaspettate anche in piccoli centri; in questi viaggi i miei studenti ci tengono ad esprimersi in italiano, riconoscendo l’importanza della lingua “viva”. Negli ultimi anni è aumentato anche il numero di chi mi chiede consigli su libri e film italiani da leggere e vedere in lingua originale, così come quello di chi, una volta tornato a casa, rimane in contatto attraverso i social con me o con i compagni di corso per continuare a usare l’italiano.

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2. Per quali motivi i tuoi studenti sono interessati a studiare l’italiano?

I motivi che spingono i miei studenti a scegliere l’italiano sono diversi: il principale è che la maggior parte di loro segue corsi di laurea in italiano e sente con urgenza il bisogno di migliorare la lingua per sostenere esami e seguire le lezioni; molti, una volta tornati nel loro Paese, sperano di lavorare mantenendo rapporti con l’Italia. Poi ci sono ragazzi attratti dalle nostre arti: c’è chi frequenta un’accademia nella vicina Milano o il conservatorio cittadino. Ci sono studenti che avevano già visitato l’Italia come turisti e hanno poi deciso di seguire uno/due semestri qui affascinati dal paesaggio, dalla cultura e dal calore della gente.

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3. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano gli studenti durante lo studio?

I corsi universitari accolgono studenti di madrelingua diversa, ma in generale, le difficoltà maggiori sono sulla pronuncia e l’ortografia (le doppie, per esempio, che a seconda delle regioni sono più o meno riconoscibili nel parlato e quindi difficili da trasferire nello scritto). Anche la grammatica ha le sue complessità, per esempio penso alla scelta dell’ausiliare nella formazione del passato prossimo. Io parlo inglese, tedesco e un po’ di spagnolo, ma mi piace interessarmi delle particolarità delle lingue di tutti i miei studenti per cercare di capire dove potrebbero incontrare maggiori problemi.

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4. Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

Da quando ho iniziato a lavorare ho notato una proposta sempre maggiore e diversificata di materiali e ausili per la didattica. E’ anche vero che gli apprendenti e i loro interessi cambiano velocemente e sono sempre necessari strumenti aggiornati e accattivanti. Da questo punto di vista credo che internet e i social network possano darci un grande aiuto: sono facilmente fruibili e rendono insegnanti e studenti più vicini. Nelle lezioni in presenza però io non sostituirei del tutto il libro cartaceo: molti studenti lo chiedono, per avere in un unico strumento grammatica ed esercizi.”

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31° Salone Internazionale del Libro di Torino

Il 31° Salone Internazionale del Libro è stato inaugurato oggi  giovedì 10 e continuerà fino a lunedì 14 maggio 2018.

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Il Salone Internazionale del Libro è il biglietto da visita dell’editoria italiana nel mondo. Per cinque giorni, da Paesi di ogni continente arriveranno al Lingotto Fiere di Torino editori, scrittori, scienziati, registi, artisti, musicisti, premi Nobel, premi Pulitzer, premi Goncourt, premi Oscar per parlare fondamentalmente della costruzione di un futuro comune in cui sia sensato vivere.

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Quest’anno al Salone ci sarà tutta l’editoria italiana, ci saranno gli editori indipendenti e i grandi gruppi. 
Nell’idea di Salone del Presidente Massimo Bray e del Direttore Nicola Lagioia c’è il fatto che esso non sia solo una vetrina di eventi ma un grande produttore di contenuti culturali. Il Salone, sotto questo profilo, ha un enorme privilegio. Ogni anno a Torino arrivano alcune delle migliori menti del pianeta: scrittori, scienziati, economisti, artisti, registi, musicisti… Il Salone ha chiesto a tutti loro di ragionare insieme sull’idea di futuro: come sarà il mondo che ci aspetta?

Un giorno, tutto questo “ è il tema proposto quest’anno: che cosa ne sarà? Un giorno, tutto questo… sarà bellissimo. Oppure: Un giorno, tutto questo… sarà in pericolo… o sarà perduto. Un giorno, tutto questo… sarà il migliore dei mondi possibili. Oppure: Un giorno, tutto questo… sarà sotto minaccia, e dovremo difenderlo. Un giorno, tutto questo… sarà il posto in cui noi o i nostri figli saremo felici di poter vivere.

Per capirlo, gli organizzatori hanno chiesto alle migliori menti del nostro tempo di rispondere a cinque grandi domande sulla contemporaneità, cinque domande fondamentali per il tempo che ci aspetta.

Volete provare a rispondere anche voi? Ecco le cinque domande:

  1. Chi voglio essere? La nostra identità è in continua costruzione. Nell’epoca del culto di sé, chi aspiriamo a essere? Che rapporto c’è oggi tra l’essere se stessi, il conoscere se stessi e il diventare se stessi?

  1. Perché mi serve un nemico? I confini ci proteggono oppure ci impediscono di incontrarci e cooperare? Come e perché li tracciamo? Abbiamo bisogno di costruirci un nemico per poter sperare di non averne?

  1. A chi appartiene il mondo? Tra cent’anni la nostra Terra potrebbe essere meno accogliente di oggi. La forbice tra ricchi e poveri si allarga. Il lavoro si trasforma e può ridursi. Milioni di persone sono costrette a lasciare la propria casa. Di chi è il mondo? Chi deve prendersene cura?

  1. Dove mi portano spiritualità e scienza? Scienza e religione hanno dato forma alla nostra storia e al nostro pensiero. Ma sono state usate anche come strumenti di oppressione. C’è oggi una promessa di cambiamento e di futuro nella spiritualità delle religioni, nel rigore nelle scienze? O altrove?

  1. Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione? La creazione artistica può bastare a se stessa? O deve porsi l’obiettivo di cambiare le cose? Libertà o rivoluzione: cos’è l’arte, e che cosa deve e può dare a tutti noi?

torino 3Le domande sono state inviate a numerosi, importanti intellettuali del nostro tempo. Le risposte stanno arrivando nella forma espressiva che gli interpellati preferiscono (testiimmaginitracce audio e video). Esse verranno divulgate in diverse forme durante i giorni del Salone e nelle settimane precedenti. Una quindicina di contributi diventeranno podcast audio grazie alla collaborazione con Audible (www.audible.it), che affiderà alla voce dei suoi attori la lettura di alcuni di essi.

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Il manifesto di Manuele Fior

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Proseguendo sulla strada intrapresa nel 2017 di affidare l’immagine-simbolo del Salone a un noto disegnatore e graphic novelist, dopo Gipi con “Oltre il confine”, a illustrare il Salone 2018 e il suo tema «Un giorno, tutto questo» è Manuele Fior. Nato a Cesena nel 1975, laureato in architettura, Fior è autore di graphic novel pluripremiate fra cui “Cinquemila chilometri al secondo” (2010).

Per ulteriori informazioni: 

http://www.salonelibro.it/it/salone-2018.html

Esperienze di insegnamento dell’ITALIANO LS – L2: Erika Guerriero

Pubblichiamo con piacere la testimonianza di una giovane insegnante che ci scrive dalla provincia di Torino, Erika Guerriero.

Erika GuerrieroLa mia esperienza di insegnante di italiano per stranieri inizia qualche anno fa, quando, ragazzina, facevo conversazione con vicini di casa inglesi: adulti che si trovarono catapultati in Italia per lavoro, accompagnati a volte dalle loro famiglie o soli; adulti che erano affascinati dal mondo italiano: dalla cultura, dal cibo, dal paesaggio, dall’aria, dai colori…dal sole!

Tra il 2011 e il 2012 ho vissuto nella splendida Málaga, partecipando al progetto Erasmus. Chi l’ha fatto sa che in quell’anno ogni momento è buono per insegnare e per imparare, per confrontarsi su lingue e culture. Così organizzavamo aperitivi linguistici, tandem feste internazionali…

Ma il momento in cui ho capito che avrei potuto davvero diventare insegnante per stranieri è arrivato nel settembre 2013, quando l’Università degli Studi di Torino mi ha contattata per propormi di partire per la Spagna come lettrice di italiano: direzione Universidad de Extremadura. Così per due anni -2014 e 2015- ho vissuto a Cáceres.

Oggi ho 30 anni e la mia principale occupazione è insegnare lettere nelle scuole medie del mio paese – San Carlo Canavese (Torino) – sebbene organizzi anche corsi di italiano per stranieri, collaborando con una scuola di lingue. In particolare sto seguendo apprendenti giapponesi: un’utenza particolare perché parte di una cultura -linguistica e non- molto diversa dalla nostra. Sempre a San Carlo Canavese gestisco un Bed & Breakfast – Villa Perla – (http://www.bbvillaperla.com) e spesso abbiamo ospiti stranieri che, tra un caffè e una torta, dimostrano curiosità e interesse nei confronti dell’italiano, soprattutto quando capiscono che sono un’insegnante.

1. Qual è l’interesse verso la lingua e la cultura italiana nel tuo paese / nella tua città?

La Spagna è un paese molto simile al nostro, per lingua e cultura. Proprio per questo, però, spesso si sottovalutano le difficoltà delle lingue neolatine. È questo un errore reciproco, che commettiamo noi italiani nei confronti dello spagnolo quando, sorridendo, diciamo che “basta mettere una ·s· alla fine di ogni parolas”, e che commettono gli spagnoli quando pronunciano con maggiore melodia e accompagnano il discorso con il movimento delle mani (si sa, per il mondo noi siamo quelli che gesticolano in ogni momento) pronunciando le parole pizza, mafia, sole, Berlusconi. Insomma, viva i luoghi comuni!

Come sempre, comunque, bisogna pensare alla motivazione che spinge gli apprendenti a imparare una lingua: appena ci si allontana dalle idee preconfezionate, si scopre che l’italiano è una lingua meravigliosa, articolata, ricca, complessa e bellissima. E l’interesse sicuramente aumenta ampliando gli orizzonti.

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2. Per quali motivi i tuoi studenti sono interessati a studiare l’italiano?

Quando insegnavo all’università i miei studenti erano obbligati a scegliere due lingue straniere. E tra tutte, con una leggerezza eccessiva specchio del momento storico nel quale i giovanissimi oggi vivono, sceglievano l’italiano perché “facile”. Erano pochi quelli realmente interessati alla materia. L’italiano è una lingua matura, non per tutti: è una lingua di cultura, da assaporare e scoprire con pazienza. E la pazienza oggi manca a moltissimi! Penso anche ai miei attuali studenti delle scuole medie, che nella maggior parte dei casi odiano la grammatica ed hanno un bagaglio lessicale che assomiglia sempre più a uno zainetto. Per fortuna qualcuno si salva e regala qualche bella soddisfazione!

Sono comunque i giapponesi ad avermi stupita: metodici, pazienti e con un’invidiabile memoria. Mentre gli inglesi tendenzialmente non sono interessati ad imparare l’italiano: sono consapevoli di avere in mano la lingua ponte più forte del mondo!

3. Quali sono le difficoltà maggiori che incontrano gli studenti durante lo studio?

L’italiano è una lingua complessa, piena di regole ed irregolarità. La grammatica rappresenta sicuramente l’ostacolo più grande, insieme alla pronuncia. Per gli spagnoli, per esempio, abituati agli accenti grafici che li aiutano nella lettura, è difficile ricordare la pronuncia delle parole. Mentre molti sistemi linguistici non posseggono i nostri suoni. Occorre lavorare moltissimo sulla fonetica e sulla fonologia, ma i risultati – quando c’è impegno e motivazione – arrivano. Certo l’insegnante ha il dovere di insistere. Se penso ai “miei” giapponesi…non so quante volte ho spiegato la differenza tra “molto” e “morto”! Repetita iuvant.

4. Che cosa credi che manchi per una maggiore diffusione dello studio della lingua italiana?

Tutti noi dovremmo essere sponsor della nostra Italia! Prima ancora che insegnanti di lingua, dovremmo essere amanti della nostra cultura, conoscitori del nostro territorio, ammiratori delle nostre particolarità. Occorre anche continuare a lavorare sulla formazione e sulla valorizzazione dell’insegnante di italiano L2 e, soprattutto, dovremmo amare di più il nostro paese, lasciando da parte una volta per tutte i vecchi stereotipi che ci caratterizzano, lavorando sull’immagine del nostro paese nel mondo.”

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Conclude infine Erika:

Raccontare di sé non è per nulla facile, soprattutto perché, come dico spesso, “chi scrive sa già tutto”. Recentemente, però, ho frequentato i corsi volti a conseguire i 24 CFU utili per il nuovo percorso FIT, e ho studiato un po’ di psicologia, antropologia e didattica – materie già approcciate in passato, ma che, ogni volta, riaprono pensieri e sentieri di apprendimento, così ho riflettuto sull’importanza del raccontare e ho accettato con entusiasmo all’idea di parlare della mia esperienza di insegnante di italiano L2.